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Aemilia, le richieste dell’accusa per le minacce al sindaco di Reggio Emilia

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I pm della Dda di Bologna Marco Mescolini e Beatrice Ronchi hanno chiesto condanne, le più alte a sei anni, per i dieci imputati coinvolti in un filone secondario dell’inchiesta ‘Aemilia’ sull’organizzazione ‘ndranghetistica con epicentro nel Reggiano. Il processo è in rito abbreviato davanti al Gup Alberto Gamberini, che nei mesi scorsi aveva rinviato a giudizio altri 13 imputati; la sentenza è prevista per metà giugno. Tra le accuse ci sono le minacce mafiose al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi: ne rispondono Pasquale Brescia, già imputato nel processo principale e l’avvocato Luigi Antonio Comberiati, per la lettera indirizzata al primo cittadino e recapitata il primo febbraio 2016 all’edizione reggiana del Resto del Carlino. Per Brescia la pena chiesta è tre anni e quattro mesi, un anno e quattro mesi per il legale. Un anno e quattro mesi sono stati chiesti anche per Giuseppe Giglio, condannato a 12 anni e sei mesi nel filone principale e ora collaboratore di giustizia, per cui gli è riconosciuta un’attenuante. Le pene più alte chieste dall’accusa riguardano Pierino e Pasquale Vetere e Francesco Lerose, imputati di estorsione e false fatturazioni. Tre anni e quattro mesi sono state chieste anche per Giulio Giglio, fratello di Giuseppe, mentre due anni è la richiesta per Giovanna Giglio: entrambi sono difesi dall’avvocato Fausto Bruzzese. Un anno e quattro mesi poi per Domenico Mesiano, ex poliziotto e autista del questore di Reggio Emilia, già condannato a otto anni e sei mesi nel filone principale e qui accusato di detenzione di munizioni da guerra; due anni e quattro mesi, infine, per Sergio Lonetti. Nella prossima udienza, il 31 maggio, parola alle parti civili e poi alle difese degli imputati per le loro arringhe. (Ansa)