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Il volto multiforme della ‘ndrangheta, meno sangue e più corruzione

La pervasività della ‘ndrangheta in ogni settore della politica e dell’amministrazione, la sua diffusione a livello internazionale, i nuovi metodi arricchimento. Ma anche i legami con certa massoneria, con i servizi segreti con il mondo dell’economia internazionale.

È il quadro di un’organizzazione criminale forte e in continua evoluzione, che va capita a fondo per poter essere combattuta e sconfitta, quello emerso dalla Relazione annuale 2016 della Direzione distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, presentata dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti e dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi.

I rapporti con la politica, le istituzioni e l’economia

Al Cara di Isola Capo Rizzuto “è stata la politica a cercare la ‘ndrangheta, addirittura un’ associazione di stampo religioso, la Misericordia. E forse, se la prefettura avesse fatto quel che doveva, non ci sarebbe stato bisogno dell’intervento della procura”. Lo ha detto la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, chiudendo i lavori per la presentazione della Relazione annuale della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

Alcune indagini hanno rivelato come la ‘ndrangheta sia “presente in tutti i settori nevralgici della politica, dell’amministrazione pubblica e dell’economia, creando le condizioni per un arricchimento, non più solo attraverso le tradizionali attività illecite del traffico internazionale di stupefacenti e delle estorsioni, ma anche intercettando, attraverso prestanome o imprenditori di riferimento, importanti flussi economici pubblici ad ogni livello, comunale, regionale, statale ed europeo”.

I rapporti con la massoneria e i servizi segreti

Il rapporto tra mafia e massoneria non è una invenzione, va capito”. Lo ha detto la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, chiudendo i lavori per la presentazione della Relazione della Dna. “Oggi le mafie non siedono più al tavolo delle strategie del paese come avveniva con la Cosa nostra delle stragi, una fase finita”. Ma è anche vero che “la politica ha perso ruolo di guida dei processi finanziari ed economici”; perfino i criminali “non ci cercano più, semmai cercano il consigliere comunale per l’appaltino, la strada da fare. La politica dovrebbe ritrovare la voglia di guidare i processi, idee, classi dirigenti”. “E’ più difficile oggi combattere il fenomeno mafioso perché spaventa meno. Impegna tutti noi ad una maggiore raffinatezza nel contrasto”.

Alcune indagini “hanno rivelato un rapporto tra la ndrangheta, esponenti di rilievo delle Istituzioni e professionisti – legati anche ad organizzazioni massoniche ed ai Servizi segreti – di piena intraneità, al punto da giocare un ruolo di assoluto primo piano nelle scelte strategiche dell’associazione, facendo parte di una ‘struttura riservata’ di comando”.

“Attenta riflessione – secondo la relazione della Dna – merita la figura di Paolo Romeo, ritenuto il vero e proprio motore dell’associazione segreta emersa nel procedimento Fata Morgana e delineatasi con le indagini Reghion e Mammasantissima, dimostratasi in grado di condizionare l’agire delle istituzioni locali, finendo con il piegarle ai propri desiderata, convergenti, ovviamente, con gli interessi più generali della ndrangheta”. Soggetto che, spiega la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, “le diverse indagini hanno delineato quale appartenente al mondo massonico e, al contempo, uomo di vertice dell’associazione criminale, dei cui interessi è portatore, nel mondo imprenditoriale ed in quello politico, ruolo svolto con accanto personaggi che sono sostanzialmente gli stessi quantomeno dal 2002, dunque da circa 15 anni, senza dimenticare i suoi antichi e dunque ben solidi rapporti con la destra estrema ed eversiva, nel cui contesto, versa la fine degli anni 70, ebbe modo di occuparsi della latitanza di Franco Freda, imputato a Catanzaro nel processo per la strage di piazza Fontana”. “All’interno di questa cabina di regia criminale – si legge ancora nella Relazione – è stato gestito il potere, quello vero, quello reale, quello che decide chi, in un certo contesto territoriale, diventerà sindaco, consigliere o assessore comunale, consigliere o assessore regionale e addirittura parlamentare nazionale od europeo. Sono stati, invero, il Romeo ed il De Stefano a pianificare, fin nei minimi dettagli, l’ascesa politica di Alberto Sarra, consigliere regionale nel 2002 – subentrando a Giuseppe Scopelliti, fatto eleggere Sindaco di Reggio Calabria”.

La diffusione

La ‘ndrangheta “è presente in quasi tutte le regioni italiane nonché in vari Stati, non solo europei, ma anche in America – negli Stati Uniti e in Canada – ed in Australia”. “Continuano, poi, ad essere sempre solidi, i rapporti con le organizzazioni criminali del centro/sud America con riferimento alla gestione del traffico internazionale degli stupefacenti, in primis la cocaina, affare criminale in cui la ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa”.

In particolare, il nord Italia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana “sono territori in cui l’organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attività criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, talvolta veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, talaltra in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse”.

“L’infiltrazione criminale della ‘ndrangheta nei paesi del Nord America (Canada e Stati Uniti) appare oramai compiuta. In quei Paesi le cosche si sono profondamente radicate, hanno assunto posizioni di rilevo nella gestione degli affari criminali e si propongono, con sempre maggiore autorevolezza, quali interlocutori delle organizzazioni dedite al crimine transnazionale”. Le cosche, rileva la Dna, “hanno instaurato negli Stati Uniti e in Canada consolidati rapporti imprenditoriali e commerciali, sfociati nella costituzione di strutture funzionali a gestire importanti flussi di sostanza stupefacente, proveniente dal Centro e Sud America” considerato anche, sottolinea la relazione della Procura nazionale antimafia, che la ‘ndrangheta continua “a mantenere una posizione di predominio assoluto sia a livello nazionale che internazionale nel settore del traffico di sostanze stupefacenti”.

Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ed Umbria, “sono regioni in cui, invece, vari sodalizi di ndrangheta hanno ormai realizzato una presenza stabile e preponderante, talvolta soppiantando altre organizzazioni criminali ma spesso in sinergia o, comunque, con accordi di non belligeranza”.

Le mafie in Lombardia e, in particolare, la ‘ndrangheta riescono anche ad ottenere “una sorta di ‘consenso sociale’ presentandosi all’esterno come soggetto in grado di offrire lavoro, risorsa oggi particolarmente apprezzata”. “L’infiltrazione della ‘ndrangheta nei settori imprenditoriali” oltre a rappresentare “una fonte di guadagno immediato, e ad alimentare così la realizzazione di ulteriori attività criminali, crea fortissimi danni al mercato legale”. Le imprese infiltrate dai clan trovano il loro vantaggio “nell’utilizzazione di materiali scadenti, nell’esecuzione dei lavori secondo standard molto lontani dalla regolarità, nello sfruttamento della manodopera”. E proprio attraverso queste imprese la mafia si presenta “come soggetto in grado di offrire lavoro”. Favorita dalla crisi economica “perdurante ormai da vari anni, e dalla conseguente restrizione del credito bancario, la ‘ndrangheta riesce a porsi come interlocutore privilegiato degli imprenditori in cerca di linee di credito non convenzionali”. Riguardo al “condizionamento politico-istituzionale”, inoltre, “l’infiltrazione della ‘ndrangheta si esplica nel tentativo di acquisire appalti, nell’avvicinamento di funzionari da corrompere e nel sostegno elettorale”. In Lombardia, poi, nel frattempo anche le altre “organizzazioni mafiose italiane, nonché i sodalizi stranieri, hanno trovato i loro spazi in forza di una sorta di ‘patto criminale'”.

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