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Abramo svia l’attenzione, ma “Gettonopoli” non è certo archiviata

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Le elezioni regionali, che per qualche giorno hanno ovviamente calamitato l’attenzione generale, hanno solo offuscato – e solo temporaneamente – l’indagine che sta facendo tremare il Comune di Catanzaro. Le voci sulla nuova giunta regionale, sulla ripartizione dei posti di governo e sottogoverno, non fermano certo l’azione della magistratura; esattamente come non la ferma ogni tentativo di sviare l’attenzione da ciò che accade all’interno del Comune del capoluogo.

Gli effetti di quella che un po’ semplicisticamente è stata definita “Gettonopoli” sono tutt’altro che esauriti, ed è facile pensare che avranno ricadute (anche politiche) dalle quali sarà difficile tornare indietro.

Perché l’inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro ha più di un aspetto. Ci sono i 29 consiglieri comunali accusati di aver percepito i gettoni di presenza dalla falsa partecipazione alle commissioni consiliari, per cifre che vanno da poche centinaia di euro a poco più di un migliaio.

E poi ci sono i 4 accusati di aver messo in piedi un sistema di truffe ben più articolato: sarebbero stati assunti solo formalmente da aziende compiacenti con il preciso obiettivo di chiedere al Comune di Catanzaro il rimborso previsto per il lavoro sottratto all’azienda a causa degli impegni istituzionali. Una di queste aziende, addirittura, avrebbe una titolare di facciata diversa dall’amministratore “di fatto”. E anche le cifre della truffa, e il conseguente danno alle casse del Comune, sarebbe di portata decisamente maggiore, dai 18mila euro fino agli oltre 103 mila. Soldi pubblici che – se le accuse alla fine risultassero vere – sarebbero stati sottratti alla collettività da persone che i cittadini hanno scelto per amministrare il proprio comune, vale a dire promuoverlo, tutelarlo, garantirgli servizi.

C’è, poi, tutta da chiarire, la questione legata alle dichiarazioni rilasciate dal consigliere Giuseppe Pisano alla trasmissione televisiva “Non è l’Arena” di La7. Pisano afferma – testualmente – “questa indagine nasce sotto forma di ricatto perché c’è un ex soggetto di questa maggioranza che usa con modi non democratici…”, e alla domanda precisa del giornalista “c’è uno della maggioranza che ha litigato con voi e se l’è cantata” risponde “Penso proprio di sì”.

Ebbene, cosa intende Pisano per “ricatto”? Chi è il ricattatore, e cosa vuole? E ancora, si tratta di un ricatto ‘politico’…o di qualcosa di penalmente rilevante? Pisano è un amministratore pubblico, e il ‘ricatto’, da ciò che dice, sarebbe portato avanti da un esponente della maggioranza, nei confronti della maggioranza stessa. L’ha denunciato lui questo ‘ricatto’? Cosa c’è, veramente, in ballo?

Francesca Travierso

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