domenica, 21 luglio 2024

Affari leciti, illeciti, e la santabarbara del clan Iozzo-Chiefari: i dettagli dell’operazione “Orthrus” (VIDEO)

Aggressiva e dispotica. Prepotente e violenta. La cosca Iozzo-Chiefari si era presa l’area tra la costa soveratese e le Preserre catanzaresi, tra Torre di Ruggero, Chiaravalle Centrale e Cardinale, col benestare dei Gallace di Guardavalle dei quali erano alleati, e da anni spadroneggiavano su ogni genere di affare, quelli illeciti, ovviamente, dal traffico di cocaina e marijuana alle estorsioni, ed in regime di quasi monopolio anche su quelli leciti, poiché si erano infiltrati nei subappalti per la realizzazione della Trasversale delle Serre, ovvero, l’agognato completamento della grande arteria di collegamento tra i versanti tirrenico e jonico i cui lavori, iniziati nel 1985 e non ancora conclusi sono stati, secondo i magistrati della Dda, una fonte inesauribile di ricchezza grazie ad imprese ed attività commerciali nei settori dell’edilizia, del movimento terra e del commercio all’ingrosso di legname, avevano sotto controllo nella loro area d’influenza, traendo vantaggi dal movimento economico diretto ed indotto generato dal grande appalto. Ma il clan non si faceva sfuggire l’occasione di controllare pure gli interessi legati alle attività commerciali in occasione delle feste patronali: a Torre di Ruggero, alla testa della processione della Madonna delle Grazie, che richiama migliaia di pellegrini, nel video girato dai carabinieri c’era il boss Antonio Chiefari.

Sono 18, tra presunti capi e gregari, le persone arrestate ed in tutto 29 quelle indagate dai carabinieri nell’operazione “Orthrus”, dal nome del cane della mitologia greca fratello di Cerbero, raffigurato con due teste e con un serpente come coda, che ha colpito la ndrina al termine di un’inchiesta coordinata dalla Procura antimafia di Catanzaro e condotta dai carabinieri. Alla testa dei due gruppi Mario Iozzo, 60 anni, ed Antonio Chiefari, 68enne. Tre anni di indagini, da parte del sostituto procuratore Debora Rizzo e dei procuratori aggiunti Capomolla e Luberto, che però hanno squarciato il velo sugli ultimi quindici, ed anche su fatti di sangue come su un tentato omicidio avvenuto nel 2005, e sul duplice omicidio di Giuliano Cortese, 48 anni, e della sua compagna ucraina, Inna Abramòvia, 35 anni, uccisi a Chiaravalle Centrale il 27 aprile 2009: i due avevano appena accompagnato a scuola le loro due figlie, e non appena risaliti in macchina, in pieno giorno e non senza testimoni, erano stati affiancati dall’auto degli assassini, dalla quale erano partiti molti colpi di pistola. La donna era morta sul colpo, Cortese riuscì a guidare per poche centinaia di metri fino ad una farmacia per chiedere soccorso, ma poco dopo era spirato in ospedale. Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di droga, omicidio, estorsione e detenzione illegale di armi, anche da guerra. Nell’operazione è infatti stato scoperto un locale di Chiaravalle Centrale, che era nella disponibilità di una delle persone arrestate, usato come deposito e nel quale erano custoditi alcuni mitra, tra cui due kalashnikov, quattro fucili, una decina di pistole ed una bomba di tipo rudimentale ma di alto potenziale, a riprova di una notevole potenza di fuoco. La cosca Iozzo-Chiefari, insomma, faceva il bello ed il cattivo tempo, incutendo soggezione e paura e generando un clima di omertà pressochè totale.

Una novantina, addirittura, i capi d’imputazione nei confronti delle persone coinvolte. Tra le quali c’è anche Giuseppe Pitaro, sindaco di Torre di Ruggero tra il 2006 ed il 2015: la Dda ne aveva chiesto l’arresto per concorso esterno, ma il gip l’ha pensata diversamente. Ma per il procuratore Gratteri, l’aver tenuto in una cassaforte del comune un’interdittiva antimafia ed aver avuto al proprio fianco nei comizi il boss di Torre di Ruggero sono elementi tali da giustificare il ricorso, già preannunciato.