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Al Sud e in Calabria il centrosinistra può risorgere? Sì, se caccia via tutti quelli che hanno sbagliato

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In alcuni Paesi d’Europa la sinistra è quasi sparita. Chiamala sinistra storica, chiamalo centrosinistra, il ridimensionamento subito da partiti nati alla fine dell’Ottocento, costruiti su ideali potenti e popolari, è stato clamoroso. E allo stato non sembrano esserci segnali di ripresa. Sta per accadere la stessa cosa in Italia e soprattutto nel Mezzogiorno e in Calabria? È possibile, anzi è quasi sicuro, se non si procederà a un rinnovamento totale, generalizzato, senza sconti dei vertici di partiti che hanno così tanto deluso cittadini ed elettorato. Ed hanno deluso in maniera devastante proprio perché hanno avuto la possibilità, peraltro prolungata nel tempo, di governare, di dimostrare ciò che sapevano fare, di dedicarsi ai bisogni reali delle popolazioni. E invece cosa hanno fatto? In che cosa si sono impegnati? Guardate alla Regione Calabria guidata da Mario Oliverio e vi risponderete da soli: avrete la fotografia di ciò che non deve essere un governo di centrosinistra. I nodi di questa stagione politica buia stanno per arrivare al pettine, e ne vedremo delle belle. Ecco quindi che le dimissioni di massa dei gruppi dirigenti (e perché no delle rappresentanze istituzionali) di un centrosinistra in asfissia sarebbe auspicabile, nonché l’unica possibilità concreta di ricostruire, con pazienza e dedizione, nel tempo. Dirà qualcuno: ma ci sono anche dei cavalli di razza, persino nel centrosinistra calabrese. Sì, è vero. Ci sono e devono essere tutelati, si pensi ad esempio a Marco Minniti. Ma dietro questi cavalli di razza non è possibile salvare una massa di dirigenti (parola grossa) e rappresentanti del popolo (di quale popolo?) che l’elettorato ha punito in maniera tanto eloquente quanto decisiva. Sentite qualcuno parlare di dimissioni? Per carità! Con buona probabilità resteranno aggrappati a quelle poltrone diventate tremolanti e consumate, pensando che passata la bufera potranno continuare a sguazzare in quello stagno politico indigesto che ha devastato il rapporto con la gente comune, con i lavoratori, con chi ha bisogno, con chi è senza lavoro e speranza. Tutti a casa!

(muriatico)

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