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Alla scoperta dell’incanto e della magia del villaggio rupestre di Zungri

Il villaggio rupestre di Zungri è uno degli esempi più pregevoli e meglio conservati degli insediamenti rupestri calabresi. Un luogo ricco di magia, immerso in una natura rigogliosa e che racconta tempi in cui era la roccia ad offrire abitazioni, ricoveri per gli animali, depositi per i raccolti.

Io Scelgo Calabria racconta il villaggio rupestre degli “Sbariati” che si trova a Zungri, in località Fossi; è stato realizzato su diversi livelli di un ampio costone roccioso che si affaccia sulla valle scavata dal torrente Malòpera, sulle cui sponde si trovano i terreni coltivati nei secoli dagli abitanti delle grotte. Una scalinata scavata nella roccia conduce ai diversi ambienti che compongono l’abitato: oltre 50 grotte, dislocate su una superficie di circa 3mila metri quadrati, a disegnare un vero e proprio “paese”, costruito e realizzato attorno alla vita ed al lavoro della comunità, ed occupato tra il 12° ed il 18° secolo.

Netta la differenziazione tra gli spazi. Da una parte ci sono gli ambienti abitativi, che in alcuni casi conservano elementi di frequentazioni più recenti, come il forno da pane o le scale in legno. Dall’altra parte sorgono gli ambienti destinati al ricovero degli animali o alle attività produttive, come il piccolo palmento posto all’inizio dell’abitato, oppure la “calcara”, una grande grotta ricavata nella roccia utilizzata come opificio per la produzione di calce.

Gli spazi interni delle grotte hanno dimensioni variabili, e numerosi elementi che ancora oggi permettono di immaginare gli stili di vita della comunità. Ci sono le abitazioni costituite da un solo ambiente, ma anche quelle con più vani, dislocati su uno o due livelli: scale in legno, o scavate nella roccia, permettevano l’accesso ai piani più alti. Lungo le pareti di alcune abitazioni sono ancora visibili nicchie o incassi scavati anch’essi nella roccia, presso cui, probabilmente, erano sistemati giacigli, mensole o dispense.

All’esterno, porte e finestre si aprono sulla superficie verticale del costone: si tratta di aperture rettangolari o ad arco, talvolta decorate con motivi scolpiti ad imitazione di portali in pietra.

La presenza di grandi silos per la conservazione del grano, ancora, lascia pensare che prima della realizzazione del vero e proprio villaggio rupestre, l’area probabilmente fu usata come un grande granaio, databile all’età bizantina.

Annesso all’Insediamento rupestre c’è il Museo della Civiltà rupestre e contadina, che custodisce un migliaio di reperti testimonianza di un mondo rurale ormai quasi scomparso.

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