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Ambiente, al via il progetto #PlasticFreeGc di Guardia Costiera e Capitaneria di Porto (VIDEO)

Immaginate di eliminare almeno un po’ della plastica che usiamo tutti i giorni, e che ci sembra indispensabile, insostituibile. Invece la plastica monouso, borse, packaging, posate, bicchieri si può e si deve eliminare, ed i cittadini vanno sensibilizzati ad una maggiore responsabilità rispetto alle questioni ambientali, promuovendo e stimolando comportamenti virtuosi, finalizzati al rispetto ed alla conservazione dell’habitat marino attraverso iniziative di educazione ambientale. E sono proprio questi gli obiettivi del progetto #plasticfreegc, promosso dal comando generale delle Capitanerie di porto-Guardia Costiera, su mandato del ministero dell’Ambiente, ed inserito nella campagna nazionale #IosonoMare, promossa da governo ed Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il progetto, presentato ieri, andrà avanti fino alla fine del 2019. La collaborazione tra ministero e Capitanerie è rivolta ad alimentare una nuova cultura della sostenibilità, soprattutto tra le nuove generazioni. L’hashtag plasticfreegc è lo slogan identificativo della campagna di comunicazione che punta a combattere la dispersione delle microplastiche nell’ambiente marino. Durante la cerimonia di presentazione è stato mostrato lo spot televisivo col quale s’intende informare il grande pubblico delle dannose conseguenze che la plastica produce per le nostre coste, i nostri mari e la nostra salute, ed è stata presentata una nuova applicazione, utilizzabile con tutti i supporti multimediali, pensata per favorire iniziative concrete e mirate ad una maggiore attenzione per la salvaguardia del mare. Insieme al progetto plastcifree, è anche stata lanciata l’operazione “reti fantasma”, un’attività per recuperare la reti da pesca abbandonate a volte accidentalmente, ma più spesso volontariamente sul fondo del mare, anche in aree di particolare pregio ambientale. Le reti rappresentano un rischio per la sopravvivenza della flora marina ed anche per la sicurezza dei subacquei, e finiscono per incidere sui processi di cambiamento dei fenomeni naturali. Sull’inquinamento da plastica del mare è in atto un inseguimento con poche probabilità di successo, anche perché consumi e produzione non si arrestano. Ed un oggetto di plastica buttato in mare negli anni ’70 è ancora lì, più o meno com’era 40 anni fa: per biodegradarsi, una bottiglia, un piatto, un sacchetto di plastica ci mettono più di cento anni. Bisogna fare qualcosa subito. Bisogna farlo per figli e nipoti, come lo spot spiega in maniera eloquente.

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