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Ambiente, per il futuro serve un serio cambio di rotta (VIDEO)

In molti minimizzano i venerdì per il futuro, le manifestazioni ed i cortei coi quali i giovani di tutto il mondo stanno tentando di difendere il clima e l’ambiente. In Italia, è anche nata una gelida polemica fra chi giustificava e chi criticava le assenze in classe degli studenti che decidevano di manifestare. La tendenza è comunque quella di due universi contrapposti: quelli che ridicolizzano Greta e che bollano come illusi i ragazzi che marciano contro l’inquinamento, e quelli che farneticano di grandi complotti globali per sostituire l’attuale sistema industriale mosso dai carburanti fossili con uno nuovo, alimentato da fonti rinnovabili. Ovviamente, nessuno si preoccupa di utilizzare qualche dato scientifico per dimostrare che desertificazione e scioglimento dei ghiacciai sono fenomeni ciclici, o per avere la conferma che il pianeta sta soffrendo. Ragionando senza paraocchi, ed osservando empiricamente quello che ci accade intorno, non si può che gioire delle manifestazioni dei venerdì di quest’ultimo anno, perché le nuove generazioni si stanno dimostrando, per chissà quale miracolo, molto più sagge di quelle che ora stanno nelle stanze dei bottoni, ed hanno capito che un diverso modello di sviluppo è necessario, possibile, straordinariamente utile per tutti. Greta Thunberg è diventata una superstar, invitata all’Onu e corteggiata dai grandi della terra e, paradossalmente, perfino da società multinazionali che sguazzano e ingrassano nella globalizzazione. Gli obiettivi della ragazza svedese e di coloro che, in buona fede, la seguono sono sacrosanti ma per salvarci occorrerebbe sradicare l’attuale modello di sviluppo, ovvero, ridimensionare drasticamente l’apparato industriale e finanziario e tornare gradualmente a forme di autoproduzione ed autoconsumo. Più di 700 anni fa l’aveva già capito Francesco d’Assisi, che l’ideale era una vita più povera e più semplice. Andando appresso al dogma della crescita infinita, della ipertecnologia, dell’economia al centro di tutto ci siamo ritagliati una vita tutto sommato più complessa, faticosa, in definitiva più disumana. Servono molti passi all’indietro, produzioni e consumi vanno radicalmente ridimensionati, per non ridurre tutto alla foglia di fico della green economy, che non a caso piace alla grande imprenditoria internazionale, che sa bene che i venerdì delle buone intenzioni approderanno a un bel nulla. Perchè non c’è lotta che possa abbattere il mostruoso ordine che è stato costruito dalla rivoluzione industriale in poi: esso crollerà da solo sotto il suo stesso peso, e fino ad allora l’uomo, da animale adattabile, si adeguerà all’inquinamento ed alle sue conseguenze. Ma ai giovani bisogna lasciare, questo sì, almeno la speranza. Come diceva Gramsci nel celebre motto: pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà.

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