Calabria al top nell’evasione fiscale: ci si può lamentare dei servizi se non si pagano le tasse?

Ci si può lamentare di avere servizi carenti se poi non si pagano le tasse che quei servizi li finanziano? E i cittadini onesti che le tasse le pagano, quanto si indignano coi loro concittadini che invece le evadono? In quanti li vedono come truffatori? E in quanti li giustificano?

La questione è delicata, e il rischio di inserirsi in un circolo vizioso è altissimo: si evade perché le tasse sono troppo alte? O le tasse sono troppo alte perché si evade?

Ci sentiamo ripetere continuamente che pagare tutti significherebbe pagare meno. E significherebbe pure avere servizi pubblici migliori. A giudicare dai numeri forniti dall’allegato sull’evasione fiscale al Documento economico finanziario, le cose stanno proprio così. In maniera esemplificata, s’intende, perché la questione ha mille sfaccettature. Quello da cui non si scappa, però, sono la legge, e i numeri.

A dire che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” c’è addirittura la Costituzione, all’articolo 53. A ribadire che questo non accade ci sono numeri che parlano di quasi 91 miliardi di euro l’anno di evasione per la sola parte fiscale, un valore che sale a 109 miliardi se si considerano anche i contributi previdenziali. 109 miliardi che mancano alle casse dello Stato, delle Regioni, delle Province, dei Comuni: e quindi al Servizio sanitario nazionale, alle infrastrutture, alla scuola.

E dunque, parte di quegli stessi cittadini che lamentano carenze e disservizi, poi però ‘scaricano’ tutto il peso dei servizi pubblici sui cittadini onesti, quelli che le tasse le pagano davvero. In questo quadro la Calabria non ci fa una bella figura: la nostra è la regione in cui il peso dell’economia sommersa ed illegale è massimo in Italia, con il 20,9% del valore aggiunto complessivo, che per lo più arriva dal lavoro irregolare.

Le cose cambiano poco per Imu e Tasi, che poi sono le tasse che servirebbero ai Comuni per fornire servizi ed infrastrutture ai cittadini. In Calabria il divario tra l’Imu che si dovrebbe versare e quella effettivamente versata è addirittura del 46,2%: manco a dirlo, siamo i primi in Italia. Come siamo primi in Italia per il mancato pagamento della Tasi, per cui il gap è del 51%. La metà dei calabresi, insomma, non pagano Tasi e Imu, ma poi si lamentano di non avere servizi.

Ecco, probabilmente è qui che occorre lo scatto che potrebbe farci fare il salto di qualità: innanzi tutto come cittadini. Se pagassimo tutti e se lo pretendessimo da tutti; se comprendessimo che chi alimenta il lavoro nero, chi non emette fatture e scontrini, chi falsifica i bilanci si arricchisce sulle spalle della collettività, e dunque ruba ai nostri figli la sanità, la scuola o il verde pubblico, allora potremmo anche andare col giusto diritto a battere i pugni per pretendere i servizi. Quelli che paghiamo.