“Io scelgo Calabria” racconta la filiera del peperoncino “Tri pizzi” sul Monte Poro

La Calabria, con le sue mille contraddizioni, è per antonomasia la terra del piccante ma al contempo non si caratterizza per produzioni massive di peperoncino. Buona parte della materia prima utilizza per conserve e gastronomia tipica dal ricercato sapore piccante proviene, infatti, dal resto d’Italia o addirittura dall’estero, come nel caso della Cina. Le ragioni di questa evidente discrasia sono numerose, a partire dalla grande differenza di prezzo esistente fra un chilo di peperoncino piccante proveniente dal Paese Giallo e un’omologa quantità di autentica produzione Made in Calabria: si passa da circa 3 euro ad almeno 15-20, con inevitabile impatto sui costi delle diverse specialità marchiate come nostrane. Le vere filiere di peperoncino Made in Calabria sono quindi poche, distribuite a macchia di leopardo nelle cinque province. Ci si avvantaggia, nel caso di speculazione sul Falso Made in Calabria, di vuoti normativi che consentono, tutt’oggi, di non indicare in etichetta la provenienza del peperoncino, come invece è obbligatorio per latte, riso, pesce, olio d’oliva.

Sul monte Poro, territorio caratterizzato da condizioni climatiche favorevolissime per la cerealicoltura e per l’orticoltura, le telecamere di “Io Scelgo Calabria” hanno incontrato il giovane imprenditore Michele Dotro sui campi dedicati all’autentica filiera del “Tri pizzi”. Il “Tri pizzi” è una varietà di peperoncino piccante selezionata da diverse generazioni per produrre la famosissima ‘nduja di Spilinga, salume spalmabile che ha conquistato i palati dei cinque continenti. Le caratteristiche organolettiche, e quindi il sapore e il profumo, ma anche il colore e il congeniale grado di piccantezza di questo peperoncino dalla forma a tre punte, lo rendono ottimale per ottenere ‘nduja d’eccellenza in una logica di filiera corta, così come Michele Dotro garantisce ormai da alcuni anni.

Le profumatissime Orbe del volenteroso Michele richiedono un lavoro costante durante tutto l’anno, perché non sono basate sull’acquisto di carni estere o di peperoncino extraUe. Si parte dal  grano tenero, dall’orzo, dal mais e dall’avena necessari per l’alimentazione dei suini; si prosegue con l’attento allevamento dei maiali stessi; si seguono per tutta la primavera e l’estate i terreni dedicati alla coltivazione di peperoncino autoctono della varietà “Tri pizzi”; si utilizzano le carni, il grasso e i peperoncini migliori per lavorare artigianalmente la ‘nduja; si procede a un’affumicatura naturale con legni scelti e ad una stagionatura lenta favorita dal clima fresco e dall’aria pura. La produzione in proprio del peperoncino pretende un estenuante impegno che parte dalla selezione dei semi e dalla preparazione delle zolle, per giungere alla raccolta delle bacche maturate al sole, alla loro essiccazione e ulteriore lavorazione. In questi primi giorni di agosto le piante del “Tri pizzi” mostrano i primi frutti di un verde intenso: sarà necessario monitorarle per altre 6 settimane almeno prima di procedere al primo ciclo di raccolta manuale, selezionando le sole bacche maturate alla luce del sole e lasciando sulla pianta quelle ancora acerbe.

La ‘nduja di filiera corta prodotta da Michele Dotro è commercializzata in esclusiva mondiale da Mgls Srl.