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Arrestati tre calabresi a Perugia, uno di questi è affiliato al clan Farao-Marincola

L'imprenditore edile metteva a disposizione la sua azienda come serbatoio di manodopera attraverso contratti di appalto di natura fraudolenta, con la complicità di un consulente del lavoro, anch'egli calabrese

È partita da un imprenditore edile di origine calabrese l’indagine della guardia di Finanza che questa mattina (LEGGI LA NOTIZIA) ha portato all’arresto di due imprenditori ed un consulente del lavoro calabresi, ma residenti nella provincia di Perugia. Nell’inchiesta, spiegano gli inquirenti, sono stati appurati anche casi di indebita percezione di contributi pubblici erogati per fronteggiare l’emergenza epidemiologica ed episodi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mediante l’instaurazione di fittizi rapporti di lavoro a favore di cittadini extracomunitari, finalizzati all’ottenimento del permesso di soggiorno nell’ambito della procedura di regolarizzazione di colf, badanti e braccianti agricoli. L’imprenditore dal quale sono partite le indagini è risultato già sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ed è attualmente imputato in altro procedimento, quale affiliato alla cosca della ‘ndrangheta Farao-Marincola, avrebbe attribuito fittiziamente a propri congiunti la titolarità di una nuova azienda, al fine di eludere l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali ed agevolare il riciclaggio di proventi illeciti. E’ poi emerso, inoltre, che tanto la nuova impresa quanto la preesistente operavano come “serbatoi” di manodopera, illecitamente somministrata a terzi, attraverso la stipula di contratti di appalto ritenuti di natura fraudolenta. Sono stati quindi raccolti elementi per le fiamme gialle “rivelatori” della non genuinità dei contratti di appalto e della esternalizzazione di fasi o cicli del processo produttivo. Di conseguenza, le fatture relative ai contratti sono state considerate giuridicamente inesistenti. Per gli inquirenti figura cruciale è risultata essere quella di un consulente del lavoro di origine calabrese che, oltre a mettere a disposizione le proprie competenze professionali per la realizzazione del sistema fraudolento si sarebbe adoperato a favore di numerosi pregiudicati, al fine di consentire agli stessi il raggiungimento di indebiti benefici, attraverso la perpetrazione di vari reati. Fra i “beneficiari” delle illecite prestazioni professionali, raggiunti dal provvedimento cautelare, figurano un condannato in via definitiva per associazione mafiosa in quanto considerato affiliato al clan camorristico dei Casalesi, un imprenditore edile calabrese, attualmente imputato per reati aggravati dal metodo mafioso, un pugliese, responsabile anche della ricettazione di orologi contraffatti, ed un pregiudicato di Bastia Umbra, il quale, dietro compenso, avrebbe favorito l’ingresso illegale nel territorio di numerosi extracomunitari, procurando loro fittizi rapporti di lavoro.

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