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Assalto al caveau, altri due arresti. Gratteri: “Indagine da studiare in scuola di Polizia”

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Con gli ulteriori arresti di oggi di altri due presunti componenti della banda che il 4 dicembre del 2016 ha assaltato il caveau della Sicurtrasport, a Catanzaro, continua a produrre i suoi frutti l’indagine “Keleos”, che ha portato a sgominare il presunto gruppo criminale autore della rapina milionaria all’istituto di vigilanza. Oggi sono finiti in manette, con l’accusa di aver fatto parte della banda che rubò 8 milioni di euro, Carmine Fratepietro, di 40 anni, di Andria (Bat) e Matteo La Dogana, 46 anni, di Cerignola (Fg). In particolare, secondo quanto si è appreso, gli investigatori sono arrivati a La Dogana perché seguendo la pista, e ritenendo che avesse ancora la disponibilità di una parte del provento della rapina, nell’ottobre 2017 a Cerignola, in un’abitazione di una persona apparentemente estranea ad un contesto criminale ma molto vicina all’indagato, sono riusciti a rinvenire e sequestrare 119.000 euro, tra cui una banconota da 100 euro con il timbro della “Sicurtransport”. Ad incastrare Fratepietro, invece, sono stati alcuni colloqui con la moglie in cui l’uomo avrebbe ammesso la sua partecipazione attiva al “colpo” di Catanzaro.

Sale a nove, dunque, il numero delle persone arrestate nell’ambito dell’operazione che ha consentito di ricostruire l’assalto al caveau della Sicurtransport, ed a tre il numero dei presunti componenti del gruppo dei pugliesi. Nel precedente blitz del 20 aprile, infatti, l’unico pugliese finito in carcere è stato Mario Mancino, 42 anni, già noto alle forze dell’ordine, di Cerignola (Foggia). I calabresi coinvolti nell’inchiesta, invece, sono stati: Giovanni Passalacqua, 52, alias “U Gigliotti”, già noto alle forze dell’ordine, di Catanzaro; Leonardo Passalacqua, 44, alias “Nanà”, già noto alle forze dell’ordine, di Catanzaro; Nilo Urso, 41, imprenditore di Rossano (Cosenza); Dante Mannolo, 42, imprenditore di Cutro (Crotone); Cesare Ammirato, 69, imprenditore di Catanzaro; Massimiliano Tassone, 49 anni, dipendente della Sicurtransport di Catanzaro. Già all’epoca del prima fase dell’operazione “Keleos”, del resto, era noto il fatto che altri soggetti fossero indagati e, dopo meno di un mese, si è chiuso attorno a loro il cerchio di un’indagine che ha fatto luce su un episodio di particolare violenza, che si guadagnò la ribalta delle cronache nazionali causando un forte allarme sociale.

Un’indagine esaltata dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri: “Questa operazione – ha infatti detto il magistrato – può essere utilizzata come materia di studio in una scuola di polizia. E’ stato un lavoro intrigante e stimolante perché leggendo gli atti sembra che si descriva un saggio, la trama di un film anche se prima della fine abbiamo trovato la soluzione. Soluzione resa possibile perché si è lavorato con una polizia giudiziaria di qualità, con il coinvolgimento dello Sco, che coordina tutte le Squadre mobili italiane: prezioso è stato il contributo della Squadra Mobile di Foggia, composta da esperti perché nella loro area ci sono gruppi criminali specializzati in assalti a caveau e portavo lavori, persino sull’autostrada. Ma ovviamente grande sforzo è stato profuso dagli uomini della Squadra Mobile di Catanzaro, che con determinazione e bravura non si sono mai fermati e hanno lavorato in fortissima sinergia insieme alla magistratura”. Determinazione bravura e sinergia, che oggi hanno consentito di assicurare alla giustizia altri due presunti autori del “colpo” autorizzato, secondo gli inquirenti, dalla ‘ndrangheta di Crotone, e che ora dovranno risponderne, assieme agli altri, all’autorità giudiziaria.

Olga Iembo

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