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Autobomba a Limbadi, nel passato delle vittime una lite coi Mancuso

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All’inizio si era pensato ad un incidente, all’esplosione dell’impianto gpl dell’automobile. Invece è stata una bomba a far saltare in aria a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, l’auto su cui viaggiavano Matteo Vinci, 42 anni, e suo padre settantenne Francesco. Il primo è morto praticamente sul colpo, l’anziano è ricoverato, gravissimo, al centro grandi ustioni di Palermo. Ex informatore scientifico, Matteo Vinci si era candidato alle elezioni comunali nel 2015, senza essere eletto. Suo padre era, invece, un carrozziere. A nessuno dei due si conoscono contatti o frequentazioni con ambienti di ‘ndrangheta, però in passato avevano litigato violentemente – per la cessione di un terreno – con la famiglia di Sara Mancuso, sorella del boss. Per questa ragione, e per le modalità dell’omicidio (si parla di una bomba ad alto potenziale piazzata sotto l’auto e probabilmente azionata con un telecomando), sull’episodio indaga anche l’antimafia.

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