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Autorevole “no” di Nicola Gratteri sulla Riforma Cartabia: “La peggiore che abbia mai letto”. Il potere che non ama essere controllato…

Il Procuratore di Catanzaro intervistato su La7. Tanti i temi toccati. Le proposte concrete per accorciare i processi ed evitare la "ghigliottina" dell'improcedibilità Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

Un “no” che è un boato. Nicola Gratteri, con tutta la forza che nasce dalla propria autorevolezza, ha ribadito un giudizio fermamente negativo sulla Riforma Cartabia del processo penale, anche nella formulazione più aggiornata nata dall’ultima mediazione tra i partiti di maggioranza e che approderà domani, domenica 1 agosto, alla Camera. Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, intervistato l’altra sera su La7 nel corso della puntata di “In Onda” condotta da David Parenzo e Concita De Gregorio, è stato diretto e puntuale, non si è abbandonato a tecnicismi ed ha motivato la sua netta opposizione a una riforma che considera “la peggiore di sempre”. I giornalisti che gli hanno rivolto le domande hanno iniziato dalle ultime notizie. De Gregorio: “Lei ha seguito questo Consiglio dei ministri… C’è un accordo, c’è qualche modifica al testo originario…”. Gratteri: «Sì, ho seguito. Tranne Fratelli d’Italia sono tutti d’accordo». Parenzo: “Dovrebbe essere così, però lo vedremo in Parlamento”. Gratteri: «Per quello che ho letto sulle agenzie durante il viaggio, pare che siano tutti d’accordo tranne Fratelli d’Italia. Pare che la cosa che i 5Stelle sono riusciti ad ottenere c’è quella di far sì che per i reati di mafia non ci sia questa ghigliottina…». Parenzo: “Non solo per i reati di mafia, anche per i reati sessuali, legati alla criminalità organizzata…”. Gratteri: «E droga, sì, e anche per il traffico di stupefacenti… Però, ad esempio, ci siamo dimenticati di tutti i reati che riguardano la pubblica amministrazione, peculato, corruzione, concussione… Cosa facciamo per questi reati? Andranno in coda, non si celebreranno… Per tutti i reati che riguardano ad esempio le bancarotte, quindi imprenditori spregiudicati che spesso organizzano delle bancarotte per frodare, pensando di riciclare… Voi avete pensato alle parti offese? Chi risarcirà le parti offese? Io dico che questi processi non si farà in tempo a celebrarli in due anni in Appello. Si accettano scommesse sul punto, perché attualmente tutti i Procuratori generali d’Italia stanno dicendo: in due anni il 50% dei processi sarà improcedibile». De Gregorio: “Nell’obbligo di fare più presto, perché questo chiede l’Europa, dare un tempo ragionevole al giusto processo, si può decidere di accorciare il tempo, ma o fai a meno del tempo o fai a meno della giustizia…”. Gratteri è andato ancora una volta all’attacco, con la sicurezza che gli nasce da una solidissima esperienza sul campo, aprendo una riflessione sugli interventi più consoni, pratici e risolutivi per ottenere il medesimo obiettivo: «Com’è che si accorcia il tempo? Ci sono meno magistrati in servizio. Forse nessuno vi ha detto – ha insistito il Procuratore di Catanzaro – che da un anno e mezzo non si fanno concorsi in magistratura. La prova scritta si è fatta la settimana scorsa… Nel 2021 avremo meno magistrati rispetto all’anno scorso perché non si riuscirà a coprire i posti di quelli che vanno in pensione». La De Gregorio lo ha incalzato: “Lei pensa che questo la ministra Cartabia non lo sappia?”. «Non lo so se lo sa…», ha risposto il Procuratore. “Non può non saperlo…” ha aggiunto la giornalista. E Gratteri: «Ma la ministra Cartabia fino alla settimana scorsa ha fatto il professore universitario, non so se qualcuno al Ministero gliele ha dette queste cose…». De Gregorio: “Ma faceva anche il presidente della Corte Costituzionale…”. Gratteri: «Ma la Corte Costituzionale è una cosa, conoscere le guerre che accadono in dibattimento, i problemi all’interno degli uffici giudiziari è un’altra cosa».

Parenzo: “Ma questo vuol dire che la riforma della giustizia la possono fare solo i magistrati…”. Gratteri: «No, le posso dire questo. Con questa riforma i magistrati in Appello e in Cassazione lavoreranno di meno, perché io prendo un prestampato, un file, compilo con pochi dati, dico che sono passati due anni e tutto è finito: improcedibile! I magistrati si sbrigano prima, sul piano teorico ci guadagnano. Noi parliamo come cittadini, come fruitori di giustizia». Parenzo: “Quindi ad oggi quella che si prospetta non è una buona riforma”. A questo punto la “bomba” di Gratteri: «Posso dire che questa è la peggiore riforma che io abbia mai letto. Io sono in magistratura dal 1986, una cosa peggiore di questa non l’ho mai letta…». Parenzo: “Addirittura!”. De Gregorio: “Peggio della riforma Bonafede?”. Parenzo: “Peggio dei governi Berlusconi?”. Gratteri: «Se il problema è Bonafede torniamo alla riforma precedente Bonafede, torniamo alla prescrizione che è il male minore. Perché nessuno vuole affrontare il tema dei rimedi atti a far durare meno i processi? Perché parlare di ghigliottina a due anni in Appello e poi un anno in Cassazione e invece non ci fermiamo un attimo a dire: cosa potremmo fare per far durare di meno i processi?». De Gregorio: “Che cosa?”. Gratteri ha sfoderato a questo punto un suo cavallo di battaglia fatto di varie proposte concrete che da anni non trovano ascolto nelle istituzioni competenti: «Le dico subito.. Geografia giudiziaria… In Sicilia ci sono quattro Corti d’Appello per cinque milioni di abitanti, in Lombardia invece ce ne sono due. C’è qualcosa che non quadra? Tra Caltanissetta e Palermo ci sono 70 chilometri…». Parenzo: “Quindi lei dice riorganizzare…”. Gratteri: «Certo… Accorpare gli uffici che non funzionano a regime… In Abruzzo e Molise ci sono Tribunali ogni 20 chilometri… Ci sono Procure con un Procuratore e due sostituti. Possibile che non si possano accorpare questi uffici? Lei sa bene che dove c’è una Procura ci vuole un ufficio di ragioneria, un ufficio del personale, l’autista, la macchina blindata…». Parenzo: “Quindi costi per lo Stato…”. Gratteri: «Sì, costi per lo Stato… Dobbiamo andare a regime. Si è visto che funzionano bene i medi Tribunali, quelli troppo piccoli non funzionano perché non si riesce neanche a formare il collegio. E allora: intanto rivediamo la geografia giudiziaria, poi facciamo rientrare in servizio a fare i magistrati quelli collocati fuori ruolo. Ci sono magistrati che hanno vinto il concorso per fare i magistrati ma non stanno facendo i magistrati… Sono nei ministeri… Lei mi dice che cosa ci fa un magistrato al Ministero del Lavoro o degli Esteri? Meglio utilizzare dei professori associati che costano anche meno… Potremmo recuperare 200 magistrati nello scrivere sentenze e fare indagini… Hanno senso invece i magistrati inseriti nel Ministero della Giustizia, tra ufficio ispettivo, legislativo… A me interessa che i non addetti ai lavori capiscano». I giornalisti di La7 continuano a interloquire con Gratteri che pone anche il problema di processi penali, come quelli per guida in stato di ubriachezza, che potrebbero essere sostituiti da procedure amministrative gestite dalla Prefetture, senza intasare le Procure. «Tutte le sanzioni che prevedono un’ammenda – ha detto Gratteri – devono uscire dal penale. In questo modo si toglie l’ingolfamento…».

A questo punto la provocazione di Parenzo: “Concita, tu sai che sta scrivendo una nuova riforma della Giustizia…”. De Gregorio: “È già scritta…”. Gratteri controbatte con altri fatti, per dimostrare come siano esistite da tanto tempo proposte pratiche per abbattere i tempi dei processi: «Voi dovete sapere che c’è un disegno di legge del Governo Renzi, fatto nel 2014 da me più altre tredici persone, gratis, ci siamo pagati anche i biglietti aerei per venire a Roma… Abbiamo modificato 240 articoli… È un articolato di legge, non è una relazione sulle mafie… È passato un solo articolo: il processo a distanza…». De Gregorio: “Mi faccio portavoce di quello che staranno pensando da casa… Ma come mai lei non ha fatto il ministro della Giustizia?”. Gratteri: «Lo vada a chiedere a Napolitano». De Gregorio: “Da casa si diranno… la riforma della Giustizia è quella, è già pronta, forse ce l’ha già anche scritta… Doveva fare il ministro della Giustizia, ma Napolitano non la volle. Perché non la volle?”. Gratteri: «La risposta ufficiale è che sono un pubblico ministero troppo caratterizzato… Lo deve chiedere a Napolitano, non a me… Ma non è questo il problema. Stasera non dobbiamo parlare di questo. Dobbiamo parlare dell’alternativa a questa tagliola».

La trasmissione scorre in maniera fluida, ed anche con qualche battuta dei giornalisti presenti tesa ad aprire altri aspetti di natura più politica, fino a quando Parenzo è ritornato su un punto cruciale: “Lei ha lanciato una cluster bomb, perché lei ha detto che questa è la peggiore riforma della giustizia, da quando?”. Gratteri: «Io sono in magistratura dal 1986… Io una cosa così devastante, così dannosa per la giustizia, per tutto il sistema non l’ho mai vista». Il Procuratore di Catanzaro è stato chiaro e ha ribadito: esisterebbero ben altri rimedi tecnico-giuridici per accorciare i processi penali senza correre il rischio della cosiddetta tagliola, cioè di concludere con il timbro dell’improcedibilità una vasta serie di inchieste, anche importanti. «La politica – ha affermato Gratteri – da trent’anni si vede portata in udienza, il potere non ama essere controllato. Il potere…». De Gregorio: “A nessuno piace la giustizia a orologeria…”. Gratteri: «Non c’è una giustizia ad orologeria. Allora fate una cosa: proponente al governo un decreto legge, visto che ci stanno le elezioni ad ottobre, che due mesi prima non si possano fare né avvisi di garanzia, né ordinanze di custodia cautelare nei confronti di candidati politici, così stiamo tutti più tranquilli… Il potere non vuole essere controllato. Il potere non ama essere controllato». De Gregorio: “Il potere non ama essere controllato… se ci fosse una separazione dei poteri… se effettivamente il potere giudiziario, il potere legislativo, il potere esecutivo fossero davvero completamente impermeabili, ma siccome sono osmotici, sono molto intrecciati, a volte in maniera lecita altre volte in maniera illecita o corruttiva, allora non è possibile immaginare che il potere giudiziario eserciti limpidamente un potere di controllo sul potere esecutivo… perché sono in qualche modo compromessi in alcuni punti del sistema”. Gratteri: «Non è vero. Se un magistrato è compromesso va processato e se c’è il reato va condannato…». De Gregorio: “Stavamo parlando di Palamara che discuteva con Luca Lotti le nomine…”. Gratteri: «E cosa c’entra questo con diecimila magistrati: ottomila giudici e duemila pubblici ministeri. Che facciamo? Siccome ci sono, ad esempio, duecento corrotti, tutti sono corrotti? Cosa vuol dire, che se c’è un politico che prende mazzette tutti prendono mazzette?». De Gregorio: “No, assolutamente. Ma questa potrebbe essere una spiegazione del fatto che i due poteri sono molto più intrecciati di quanto non si pensi, a livelli apicali…”. Gratteri: «Intrecciati nel momento in cui uno fa accordi, fa scambi… Sul mio telefonino chiamano parlamentari dall’estrema destra all’estrema sinistra, sono il consulente gratuito di tutti, e poi ovviamente fanno il contrario di quello che io suggerisco. In queste ore, anche in questi giorni mi hanno chiamato tutti, di tutti i partiti. Questo non vuol dire che io chieda cose… L’importante è che non si chieda mai per sé, ma per l’ufficio, per il lavoro…».

Una puntata di “In Onda” lunga e articolata, che ha toccato tanti argomenti e che ha concesso grande spazio a un Nicola Gratteri particolarmente in forma e motivato, e con il suo consueto senso della giustizia, anche sul Caso Palamara: «Ogni volta – ha detto il Procuratore di Catanzaro – parliamo di Palamara, ma Palamara faceva parte di un collegio, non era da solo. Se è stato fatto qualche cosa di illecito, non lo ha fatto da solo, perché ci vuole una maggioranza di dieci persone… Vorrei sapere perché ha pagato solo Palamara». Parenzo: “Infatti si chiama il sistema!”.

Immagine pubblicata: Nicola Gratteri intervista su La7, puntata di “In Onda” del 29 luglio 2021

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