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Autorizzazioni alle ricerche con air-gun: polemiche e ricorsi

Non si placa la polemica sui permessi di ricerca di idrocarburi nel Mar Jonio concessi dal Ministero dello Sviluppo economico alla società americana Global Med. Ieri sera, la Regione Calabria ha reso noto che proporrà ricorso contro le autorizzazioni perché prevedono l’utilizzo della tecnica dell’air-gun in aree limitrofe a piattaforme per l’estrazione di idrocarburi attive da decenni, ed i cui impatti sull’ambiente circostante sono noti solo in parte.”Contrasteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione queste attività sulle nostre coste e nei nostri mari”, ha sostenuto l’assessore all’ambiente, Antonella Rizzo, la quale ha anche ricordato che la linea di contrasto alle trivellazioni nello Jonio era stata già stata espressa nel 2016 con una lettera indirizzata all’allora ministro Galletti, con la quale si chiedeva la sospensione delle autorizzazioni concesse. Un contrasto, sottolinea l’assessore, portato avanti anche nei confronti della propria parte politica, perché la tutela del mare è un valore irrinunciabile. La Regione chiederà a tutti i sindaci dei comuni costieri interessati all’attività di ricerca di idrocarburi con l’utilizzo della tecnica air-gun di farsi parte attiva nei ricorsi da proporre al Tar del Lazio, per rafforzare l’azione di contrasto alla decisione. La Rizzo ha anche fatto presente non è più tollerabile che non esista una mappatura in grado di stabilire il reale impatto che le trivellazioni hanno sull’ambiente, e fa sapere che verrà chiesta l’immediata attivazione dell’iter di elaborazione del Piano aree. Se in Calabria la guardia è alta, è in Puglia che la disputa si fa incandescente. Il presidente pugliese, Michele Emiliano, dice che il Ministero non era obbligato a concedere i permessi, ed i Verdi hanno annunciato un esposto in procura. Per Emiliano non è vero, come hanno sostenuto i ministri Di Maio e Costa, che dopo il via libera alla valutazione d’impatto ambientale l’autorizzazione era inevitabile, un atto dovuto a meno di non compiere un reato: secondo Emiliano, i ministri hanno volutamente omesso di considerare che, in sede di autotutela, avrebbero potuto disporre il riesame dell’impatto ambientale, finendo col lasciare il cerino in mano alla Regione. Anche per il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, non si è tenuto conto del parere negativo già espresso dalla Regione Puglia. Per Bonelli, finora Di Maio non ha prodotto alcun atto che desse un impulso più rigoroso alle ricerche petrolifere. Il Wwf ha chiesto al governo una moratoria delle trivellazioni, come quella adottata nel 2016 in Francia. “Chiediamo al governo di mettere fine a questo gioco perverso che, tra l’altro rappresenta un ulteriore pugno nello stomaco per gli oltre 13 milioni di cittadini che si sono chiaramente espressi all’ultimo referendum sulle trivelle”, ha dichiarato la presidente di Wwf Italia, Donatella Bianchi. Per il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, la vicenda “è uno dei tanti tradimenti dell’M5S”. I comitati contro le trivelle del Centro-Sud hanno annunciato che non parteciperanno al tavolo di confronto col ministro Costa, dopo la concessione dei tre permessi. I deputati Cinquestelle della Commissione Ambiente della Camera invece hanno ribadito la posizione espressa da Di Maio e Costa: l’iter per i permessi di ricerca era stato avviato dai governi a guida Pd, il governo gialloverde non ha mai autorizzato trivellazioni e si sta muovendo per respingere tutte le richieste. Ed il consigliere regionale lucano, Piero Lacorazza, che fu tra i principali promotori del referendum sulle trivelle del 2016, guidato proprio dalla Basilicata, ammonisce sul fatto che nel decreto sulle concessioni si fa riferimento alla riperimetrazione delle aree oltre le 12 miglia dalla costa e chiede che si blocchi la durata illimitata delle concessioni alle compagnie petrolifere entro le 12 miglia. “Altrimenti – dice – si corre il rischio che quelle piattaforme non vengano più smontate, come è emerso nella puntata di Presa Diretta su Rai Tre”.

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