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Basta con gli attacchi a Gratteri. Ora vi spiego perché è amato dal popolo e perché per l’Italia Giusta è un eroe da tutelare!

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

Se ne facciano una ragione tutti coloro i quali, per superficialità nell’affrontare questioni cruciali e dirimenti o per insistere in palesi atteggiamenti strumentali, continuano a immaginare di minare la credibilità di Nicola Gratteri: perdono tempo, perché la stragrande maggioranza del popolo e delle classi dirigenti sane del Paese crede nella sua buona fede, nella sua imparzialità, nel suo essere un grande magistrato al servizio della Giustizia nel pieno rispetto della Costituzione e dei Codici. L’ultimo puntata di “Quarta Repubblica”, nel corso della quale è stato ospite il magistrato Otello Lupacchini, già Procuratore generale della Repubblica a Catanzaro e poi trasferito dal Csm a Torino, non mi è piaciuta proprio. Non mi è piaciuta! Da giornalista, però, conosco i rischi, altrettanto alti, di incamminarsi su un terreno che potrebbe minare la libertà di stampa e di critica che giudico una colonna portante delle democrazie occidentali, il vero vaccino contro ogni forma di prevaricazione. Tanto importante e strategica, la libertà di stampa e di critica, quanto l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. E quindi, in nome di questo presidio irrinunciabile della democrazia, non proporrò alcuna riflessione in merito alle considerazioni che sono state lanciate via etere, ancora una volta, sulla figura, sul ruolo e sulle azioni di Nicola Gratteri. Preferisco, piuttosto, ribadire in maniera netta perché sono da ritenere, queste sì, “evanescenti”, tutte le ingiuste e immotivate critiche rivolte a un eroe della lotta legale alla ‘ndrangheta, alla massomafia, ai poteri deviati, alle drammatiche collusioni tra poteri criminali, imprenditoria famelica, politica inquinata, burocrazia corrotta.

Partiamo da alcune domande. Che cosa sarebbe stata la Sicilia senza il coraggio e il sacrificio estremo di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, di Gaetano Costa, Rocco Chinnici, Rosario Livatino ed altri nobili servitori dello Stato? Quest’isola meravigliosa, ricca di storia e cultura, sarebbe stata la terra della mafia, governata dai corleonesi, stuprata da politicanti corrotti in combutta con apparati infedeli dello Stato, mortificata e impoverita da imprenditori ladroni e spietati, inginocchiata dalla soffocante mentalità mafiosa. Cosa sarebbe la Calabria senza Nicola Gratteri ed altri suoi prestigiosi colleghi impegnati nel debellare la ‘ndrangheta e le sue mille ramificazioni che hanno piegato agli interessi del crimine organizzato ampi settori della vita pubblica? Lo comprendono, tanti novelli azzeccagarbugli, che Nicola Gratteri è amato dal popolo perché grazie alla sua azione sono stati riconquistati ampi margini di libertà, di giustizia, di normalità, di gratificazione per le persone perbene contro il privilegio di pochi? Quali soggetti o gruppi economici hanno accumulato, in Calabria, ricchezze enormi grazie al fiancheggiamento della ‘ndrangheta e dei suoi alleati? Quanti figli di papà venduti al malaffare hanno goduto di posizioni di spessore e ben remunerate, beneficiando di carriere lisce e splendide, mentre migliaia e migliaia di figli di nessuno sono costretti a emigrare, a lavorare in condizioni difficilissime in una terra amara, o a sopportare fenomeni di sottoccupazione o addirittura di disoccupazione strutturale? Quante volte certa giustizia è stata inflessibile nei confronti di tanti poveri disgraziati, magari sbattuti a marcire in galera con mogli e figli disperati, mentre è stata troppo distratta, miope o addirittura cieca rispetto a fenomeni criminali altolocati? Senza il timore che il Procuratore distrettuale Nicola Gratteri possa intervenire, così come fanno altri valorosi magistrati, quanta arroganza e spregiudicatezza dimostrerebbero la ‘ndrangheta, la massomafia, i poteri deviati, i settori collusi dell’imprenditoria, la burocrazia asservita e ingrassata? Con quanta facilità si voterebbe il politico mafioso, si indirizzerebbero gli appalti, si deciderebbe chi deve lavorare e chi no, si devasterebbe il territorio, si calpesterebbe la meritocrazia, si farebbe sterco delle leggi e delle regole, si deprederebbero servizi primari quali la sanità? Se lo chiedono i detrattori di Gratteri? Lo sanno che centinaia di migliaia di calabresi onesti (tra anonimi cittadini, imprenditori scrupolosi, politici volenterosi e preparati, burocrati ligi al dovere, amministratori coscienziosi…) dicono ogni giorno: “Meno male che c’è Gratteri!”?

La si finisca una volta per sempre, allora, nel cercare di indebolire l’immagine di uno dei più grandi magistrati della storia italiana. Basta! E sia chiaro: sanare i difetti del sistema giudiziario italiano, così come di quello carcerario, in una visione che veda trionfare anche i sacri princìpi dello Stato di Diritto, è tutt’altra partita. Una partita da giocare con onestà, serietà, competenza, equilibrio. Chiunque attacchi Nicola Gratteri lo fa perché non ha compreso che i due livelli appena descritti devono essere tenuti separati, perché non ha ancora capito quale pericolo devastante per tutti sia la ‘ndrangheta, perché non ha voglia di capire, perché non ha interesse a capire, perché è al servizio di ben altre logiche.

Ultima riflessione. La vera ‘ndrangheta, quella che ha distrutto e stuprato una Calabria bellissima, ha la cravatta della massomafia. Nicola Gratteri ed altri suoi colleghi altrettanto coraggiosi hanno già individuato e stanno per individuare le cravatte sporche della massomafia. La battaglia epocale è questa, ed è lo stesso motivo per cui furono scannati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il popolo lo sa. Il popolo e i figli del popolo hanno tutto l’interesse che Nicola Gratteri resti vivo e che non faccia la fine di Falcone e Borsellino, e che lo Stato lo collochi nella migliore posizione utile affinché possa continuare a lavorare nell’interesse di un’Italia Giusta! L’eventuale isolamento di Nicola Gratteri sarebbe la fine della speranza di poter vivere in un’Italia migliore non soggiogata dalle mafie e dai suoi sodali. Chiudo con le meravigliose parole pronunciate qualche settimana fa dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella: «O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative».

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