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Benedetto Longo, simbolo di un’Italia che va avanti con la passione e non valorizza il merito

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Benedetto Longo, 40 anni, crotonese, è diventato in un giorno il simbolo di una Italia dai due volti. Quella capace di fare cose enormemente importanti spinta dalla sola passione; e quella troppo spesso incapace di valorizzare il merito.

Longo fa parte dell’equipe medica che ha eseguito il primo intervento di trapianto facciale in Italia. E nel suo curriculum ha, tra le altre cose, un’esperienza di ricerca ad Harvard. Ma in Italia è ancora un lavoratore precario. E in questo c’è qualcosa di profondamente sbagliato, ingiusto, ed anche estremamente offensivo, e non solo nei suoi confronti, ma nei confronti di una intera nazione.

Perché il merito, il valore, sono tutti suoi, tutti di un ragazzo che ha studiato duramente, si è costruito come uomo e come medico di altissimo livello, facendo leva su una passione che però non è ancora riuscito a trasformare in “lavoro fisso”. La vergogna, invece, è collettiva; è di una nazione che quella passione la sfrutta ma non la fa fruttare, e che lancia un messaggio pericoloso, lasciando quelli bravi da soli. I professionisti, quelli bravi, dovrebbero essere patrimonio dell’intera nazione, perché fanno bene a tutti.

“Vado avanti con incarichi da un anno – ha raccontato Longo in una intervista a La Repubblica – ma è la passione che conta: il trapianto di faccia è uno degli interventi più difficili della medicina”. Opera insieme al professor Fabio Santanelli di Pompeo, primario di chirurgia plastica al Sant’Andrea di Roma, ma da dieci anni ha contratti da 12 mesi con quell’ospedale, guadagnando 25 mila euro lordi l’anno.

La sua storia l’ha tirata fuori proprio Fabio Santanelli di Pompeo, in una intervista concessa al Corriere della Sera nella quale parla del suo grande cruccio legato al suo allievo di punta, il medico crotonese Benedetto Longo, appunto. “Benedetto ha 40 anni, un curriculum eccellente, anni di esperienza ad Harvard, eppure non ha il posto fisso. Ha un contrattino da ricercatore alla Sapienza che riesco a coprire con i fondi raccolti grazie alla mia credibilità scientifica. Si gratifica con le soddisfazioni al tavolo operatorio».

“Perché succede?” chiede la giornalista del Corsera Margherita De Bac.

“L’Italia ha perso di vista le cose importanti da molti, troppi anni. Sono mancati governanti illuminati. Noi per questo trapianto eravamo pronti già da tempo. In Francia sono già a 7, siamo arrivati perfino dopo la Turchia, ripeto, la Turchia. La mia soddisfazione è che ora non devo dire grazie a nessuno tranne che alla volontà di aiutarci mostrata da ministero della Salute e Centro nazionale trapianti. Da noi le persone che valgono sono considerate rompiscatole”.

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