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Blitz anti ‘ndrangheta a Mesoraca: centinaia di tonnellate di rifiuti bruciati nel cippato alle centrali biomasse

L'operazione ha portato a galla un traffico illecito di rifiuti camuffati in materiale naturale, traffico di droga ed estorsione

Era dedita allo smaltimento illecito di rifiuti l’attività delle 31 persone arrestate all’alba a Mesoraca dai Carabinieri del Comando provinciale di Crotone, insieme ai militari del Ros ed a quelli per la Tutela forestale di Cosenza, a vario titolo indagati per i delitti di associazione per delinquere di matrice mafiosa, concorso esterno nella stessa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni del Gestore del Servizio Energetico nazionale (GSE), truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, indebita percezione di quest’ ultime, omessi controlli e vigilanza sulle attività d’impresa, turbata libertà degli incanti, concessione di sub appalti senza autorizzazione, frode in pubbliche forniture, falso in atto amministrativo, illecita concorrenza in attività commerciale, intestazione fittizia dei beni, furto aggravato, associazione per delinquere finalizzata al traffico, alla produzione ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di essere un’associazione armata. In particolare, le indagini, avviate nel 2014, hanno accertato che la locale di ‘ndrangheta di Mesoraca esercitava il controllo sulla gestione e produzione del cippato nei boschi della Presila crotonese ed in parte della Sila cosentina da inviare alle centrali biomasse, tra cui quella di Cutro, nel quale venivano smaltiti ingenti quantità di rifiuti, residui di asfalto stradale e pneumatici. L’attività investigativa, infatti, era partita da alcune risultanze ottenute nel corso dell’operazione “Stige”, in relazione agli interessi della “Locale” di ‘ndrangheta di Cirò (KR) nel settore dello sfruttamento del patrimonio boschivo silano, coltivati attraverso la realizzazione di una serie sistematica di condotte illecite. Il contributo dei collaboratori di giustizia ha portato al traffico illecito di rifiuti e alla frode nei confronti del gestore del servizio elettrico nazionale. I soggetti appartenenti alla locale di Mesoraca esercitavano il monopolio sul taglio boschivo non autorizzato, al fine di produrre cippato non tracciabile e di qualità non in linea con gli standard di legge e pertanto da considerarsi a tutti gli effetti un rifiuto. L’attività illecita si avvaleva del contributo di tecnici agronomi, operatori e funzionari delle Centrali biomassa, investiti delle mansioni di controllo della qualità del prodotto conferito e della regolarità delle documentazioni di accompagnamento del prodotto, comportavano un ingiusto profitto non solo per le imprese boschive collegate alle organizzazioni criminali, ma anche alle società gestori delle Centrali Biomassa che indebitamente percepivano dal GSE incentivi maggiorati e basati su conferimenti di prodotto legnoso effettuati in difformità della normativa vigente del settore. Le indagini dei carabinieri, attraverso intercettazioni di conversazioni telefoniche tra presenti, servizi dinamici di OCP, videosorveglianza remotizzata di luoghi, accertamenti documentali, corroborate dal contributo dichiarativo di collaboratori di giustizia, hanno consentito di documentare il traffico illegale di rifiuti nascosti in 215mila tonnellate di cippato, metà del quale di illecita provenienza, che veniva poi arso nelle centrali, provocando inquinamento ambientale. La gestione dell’attività di biomasse era affidata ad imprese boschive interne alla cosca, che aveva intrecciato collegamenti con le omologhe organizzazioni criminali della provincia di Crotone, nonché con talune delle province di Reggio Calabria e Cosenza. Ciò ha condotto al sequestro preventivo di 8 imprese boschive della provincia di Crotone e 4 della provincia di Cosenza Tra i reati contestati anche la produzione ed il traffico di sostanze stupefacenti, che la cosca smistava nelle piazze di spaccio di Mesoraca e Petilia Policastro.

+++IN AGGIORNAMENTO+++

 

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