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Calabria al voto, i moniti di Gratteri e Cafiero de Raho. I partiti cosa rispondono?

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Impresentabili in corsa? Pericolo di pesante inquinamento mafioso del voto? Possibili strani rapporti tra esponenti del territorio che avrebbero più di qualcosa da spiegare e forze politiche che avrebbero più di qualcosa da approfondire? Sono domande che, ancor prima dell’apertura della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento, la Calabria avrebbe dovuto porsi a voce alta, organizzando convegni e confronti serrati, ma anche lanciando appelli alti e rumorosi. Come fare diversamente, considerate le riflessioni importantissime proposte da alti magistrati specializzati nella lotta alla ’ndrangheta senza se e senza ma? La politica calabrese, con in testa i suoi massimi rappresentanti, e ancor di più i candidati, avrebbe dovuto, sentite le parole di Nicola Gratteri e di Federico Cafiero De Raho, sospendere ogni altra discussione e concentrare la propria attenzione sul problema dei problemi: quanto è a rischio “’ndrangheta” il voto calabrese?
Partiamo dalle considerazioni (è giusto rimarcarle o no?) proposte dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, che si è prima soffermato sulla realtà dei piccoli comuni calabresi per poi estendere il discorso a tutto il quadro politico e sociale della regione. Citiamo un lancio Ansa dell’1 febbraio: “La ’ndrangheta – ha affermato Gratteri riferendosi alle piccole realtà comunali – controlla il 20-30% dei voti. Basta spostare il pacchetto di quei voti dalla lista A alla lista B per concorrere a decidere chi farà il sindaco…”. E poi, esprimendo concetti che avrebbero meritato l’organizzazione di assemblee pubbliche in ogni città della Calabria: “Tutti dicono di non volere i voti della mafia e che la mafia non entra nei loro partiti, poi di fatto vediamo, nel corso degli anni e delle indagini, che sempre più le mafie sono presenti nella politica, che dettano l’agenda e hanno sempre più potere sul piano elettorale. Soprattutto nei centri piccoli, ma anche nelle grandi città si sa perfettamente chi sono i mafiosi e chi sono i candidati espressioni delle mafie. C’è quasi sempre la consapevolezza di chi si mette nella lista perché le mafie da sempre votano e fanno votare. Vigilare sulle liste è un compito immane, enorme… E’ un lavoro che toccherebbe a chi fa le liste e soprattutto ai suggeritori”. Che cosa avrebbe dovuto affermare di più incisivo il Procuratore Gratteri? Che altro avrebbe dovuto dire? Perché partiti e candidati, ascoltato questo ragionamento, non lo hanno trasformato nel più importante argomento dibattuto in campagna elettorale? Perché non hanno organizzato marce, cortei, sit-in, maratone televisive e assemblee pubbliche per gridare un “No” risoluto, inequivocabile, nonché ripetuto ogni santo giorno, alla ’ndrangheta e ai suoi voti? E avrebbero dovuto farlo proprio in una terra in cui la mafia ha la caratteristica di non contemplare soltanto affiliati diretti, e cioè ’ndranghetisti battezzati come tali, ma anche zone grigie del mondo dell’economia, della burocrazia, delle professioni, della società civile. Non lo hanno fatto (chi potrebbe affermare il contrario?) e se ne hanno parlato non ci è sembrato che ciò sia accaduto con la necessaria convinta determinazione e insistenza.
E veniamo ora alle parole pronunciate dal Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho (citiamo un altro lancio Ansa dell’8 febbraio). “La prima azione di controllo – ha detto chiaro e tondo Cafiero De Raho – deve essere esercitata dai partiti, poiché la magistratura può intervenire solo in presenza di notizie di reato”. Una frase che non ha bisogno di commenti, tanto è chiara e limpida, efficace e diretta.
In questi giorni la stampa nazionale ha pubblicato molti articoli sul tema dei cosiddetti “impresentabili” e sul rischio di inquinamento del voto, anche in riferimento alla Calabria. Queste riflessioni e notizie avrebbero meritato di stare al centro della campagna elettorale. Ma non è stato così. Ai dubbi sollevati non sono state date risposte adeguate. Troppo spesso i fatti o gli argomenti messi in luce sono stati elusi,  ignorati, sottovalutati, schivati. Nel migliore dei casi sono state date risposte non sufficientemente sorrette da azioni politiche forti e determinate. Quando il clima è questo, la palla passa direttamente alle forze dell’ordine e alla magistratura, pronte a sanzionare comportamenti illeciti e illegali. L’aria che tira non sembra essere delle migliori! E se qualcosa dovesse accadere nessuno dica, per carità, non ce ne eravamo accorti! (muriatico)
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