lunedì, 22 luglio 2024

Calabria al voto e politica, mandare a casa quanti si sono dimostrati incapaci

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L’Italia e la Calabria si stanno avvicinando alle elezioni politiche del 2018 senza che si sia avviato un confronto serio sulla qualità della rappresentanza parlamentare. Qualità nel senso di capacità politiche, di spessore politico, di caratteristiche individuali tali da poter sostenere adeguatamente le battaglie economico-sociali che sarebbero necessarie. Per la Calabria e per il Sud questo ragionamento vale ancora di più, visto che tutti sono d’accordo nell’analisi di fondo: il ritardo rispetto al Nord del Paese e alle regioni Ue più avanzate è ancora enorme. Ma se la condizione di sottosviluppo della Calabria e del Sud è tale da mantenere ancora viva e vegeta l’espressione “questione meridionale”, perché non si apre un confronto serio sulla qualità della rappresentanza politica? In parole povere: chi si candiderà alle prossime elezioni? Con quale criterio i partiti sceglieranno i propri candidati? Assisteremo a una profonda fase di rinnovamento?

La partitocrazia si nasconde dietro battaglie di bandiera (si pensi ad esempio allo ius soli) e non affonda la lama nella ferita sanguinante. Non basta l’adesione acritica, o peggio ancora strumentale, a princìpi generali per meritare una candidatura e ancor di più un seggio al Parlamento, luogo in cui si decide il futuro di una popolazione intera. A Roma occorrerebbe inviare parlamentari molto strutturati soprattutto sulle questioni più urgenti: lavoro, disoccupazione, sottoccupazione, limitato potere d’acquisto dei salari, casa, tasse, burocrazia, servizi con in testa quelli sanitari… E invece non è così, e si assiste a un confronto politico spesso ostaggio dei soliti noti, di quanti sono da anni al centro dell’attenzione ma hanno pochissimo da presentare in termini di risultati raggiunti. Alcune recenti competizioni elettorali, quali quella delle regionali siciliane e del municipio di Ostia, ci dicono che la disaffezione dei cittadini verso il voto è crescente. In Sicilia, nonostante si trattasse di elezioni “locali”, circa il 53% degli elettori non ha inteso rispondere alla chiamata. Il dato cresce se si tiene conto anche delle schede nulle e bianche. La situazione è così critica, però, che l’astensione non è più sufficiente. Anzi, i partiti sembrano addirittura infischiarsene visto che tale atteggiamento dei cittadini si traduce solo in un monito, per quanto duro, ma privo di conseguenze concrete.

Gli elettori devono ritornare alle urne e imporre quella selezione, ove possibile, che i partiti non sono in grado o non vogliono attuare. Bisogna mandare a casa, in modo spedito, quanti hanno già dimostrato di essere inconsistenti sul piano politico. Mandarli a casa! Questa è la reazione più democratica e intelligente. Restare immobili, per quanto nobilmente schifati, non produce gli effetti desiderati. (Muriatico)