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Calabria e tragedia economico-sociale in atto: la politica non chieda assistenza ma forte sostegno alle imprese

Ci mancava l’emergenza Coronavirus per rendere ancora più drammatiche le condizioni economico-sociali del Mezzogiorno e della Calabria in particolare. Quali espressioni usare per descrivere la situazione? Collasso, baratro, tragedia, ecatombe, disastro… Chissà quante piccole e medie aziende saranno destinate a chiudere da qui a pochi mesi. Chissà quanto sarà dura la situazione finanziaria a seguito dello stop produttivo che sta perdurando, ma anche in virtù della situazione di incertezza che grava su ogni comparto imprenditoriale. Anche al di là del superamento dell’emergenza sanitaria e umanitaria, la situazione economica della Calabria subirà effetti negativi per tantissimo tempo. Già si teme che quel poco di ossigeno che in genere giungeva in queste lande deserte durante la stagione estiva possa venire a mancare. Comunque, e questo ci dispiace di poterlo già prevedere, l’incasso straordinario che in genere la stagione balneare assicura alla Calabria sarà fortemente ridimensionato.

Ma le famiglie di questa regione povera e malgovernata hanno subito altri duri contraccolpi. I lavori stagionali e fuori regione che nei mesi non estivi caratterizzano la vita di tanti calabresi sono venuti a mancare: cantieri con i cancelli serrati, fabbriche chiuse, ristoranti e alberghi serrati. È piovuto sul bagnato. A miseria si è aggiunta miseria.

Le parole chiave di una Calabria devastata dall’emergenza coronavirus parlano il linguaggio di una maledetta crisi che si aggrava: disoccupazione di massa, precariato, riduzione dei salari, insicurezza, precariato, carenza assoluta di liquidità, saracinesche abbassate, abbattimento degli investimenti. Una realtà tanto amara quanto socialmente disastrosa.

In queste condizioni vanno respinti i soliti appelli, che giungono anche della politica, volti a una pura logica assistenzialistica. Occorre al più presto varare un Piano Calabria che significhi sostegno potente e reale alle imprese, per costruire ricchezza e occupazione sana. L’assistenza è inutile e mortificante perché non cura il male, e per certi versi addirittura lo aggrava, perché demotiva, scoraggia psicologicamente, abbatte anche le energie migliori. La Calabria pretende azioni di governo rivoluzionarie per irrobustire il fragile tessuto produttivo. La Calabria ha bisogno di lavoro!

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