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Calabria, il livello politico medio è molto basso. Campagna elettorale con contenuti assai scarsi

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Una campagna elettorale da dimenticare, in Calabria, quasi del tutto priva di contenuti all’altezza delle tragedie che una delle regioni più arretrate d’Europa vive ancora in modo sanguinolento. Non è sufficiente giustificare questo livello medio molto basso di confronto politico con una legge elettorale che ha oggettivamente concentrato il futuro dell’Italia in pochissime mani. Quelle stesse poche mani che hanno deciso le candidature e i programmi, e che dal 5 marzo sigleranno anche le alleanze. In Calabria il quadro generale dei partiti e dei candidati è, in media, a dir poco sconfortante. Ci riferiamo a un giudizio meramente politico, ovviamente, lasciando alla magistratura il compito, ancora una volta, di verificare tutte le pesanti (e per alcuni versi davvero inquietanti) segnalazioni giunte dalla stampa. Le rare eccellenze non sono sufficienti a capovolgere un quadro complessivo di inconsistenza politica e di mancanza di meditate proposte di governo, che è l’esatto opposto di ciò che sarebbe stato giusto attendersi in vista di un appuntamento con le urne tanto decisivo. Il giudizio politico tiene ovviamente conto dei contenuti e delle proposte politico-programmatiche; del livello di tensione e attenzione; della più o meno spiccata propensione a dominare i temi internazionali, nazionali e regionali all’ordine del giorno; della capacità di mobilitazione e aggregazione; nonché dello stesso linguaggio e dei messaggi utilizzati per convincere gli elettori.

Partiamo dal centrodestra. Il giudizio inevitabilmente severo sulla Regione guidata da Mario Oliverio è stato limitato quasi solo a qualche battuta congiunturale, mentre sarebbe stato necessario proporre un’analisi tanto realistica quanto impietosa di oltre tre anni di governo caratterizzati da un percorso politico disastroso, dannoso per la Calabria, inaccettabile sotto molti punti di vista. Un centrodestra dotato di partiti forti, organizzati e affidati a mani più esperte avrebbe avuto vita facile nel chiedere ai Calabresi un voto contro Mario Oliverio, giustificandolo con puntuali ragionamenti su tutti i comparti dell’amministrazione: sanità, turismo, agricoltura, attività produttive, fondi europei, forestazione, lavoro… Si potrebbe osservare: ma si sa che alle urne i Calabresi bocceranno sonoramente il Pd di Mario Oliverio e di Ernesto Magorno, è scontato! Tutti i sondaggi descrivono un Sud orientato a votare centrodestra o 5Stelle e quindi i partiti di riferimento e i loro candidati si sono seduti su questo assioma. Sbagliato! La catastrofe politica del centrosinistra, schiacciato dalla figura di Mario Oliverio che ha prodotto un arretramento della politica calabrese a stagioni che sembravano superate per sempre, avrebbe meritato un giudizio tanto pesante quanto chiaro e netto, un vero e proprio processo politico pubblico corredato di documenti, fatti e notizie che abbondano. Ci si culla, invece, sull’ormai storica dimensione di continua alternanza che vive la Regione Calabria: nessuna coalizione che abbia governato finora, infatti, è stata rimessa in sella dall’elettorato e quindi confermata. Si è assistito sempre, invece, a sonore bocciature di quanti hanno avuto il controllo dei comandi. Un altro esempio, quest’ultimo, del livello preoccupante della politica calabrese nel suo insieme. Né il centrodestra locale è riuscito a concentrare l’attenzione pubblica sull’assenza di politiche nazionali a favore del Sud e della Calabria.

Il centrosinistra, da parte sua, impossibilitato di fatto ad esaltare i successi strategici dei governi nazionale e regionale, galleggia nella speranza, forse, di limitare i danni. Ha fatto davvero bene Marco Minniti, attuale ministro dell’Interno, a tenersi alla larga dall’agone elettorale calabro, visto che è riuscito, per capacità sue proprie, a volare in altri cieli, a dimensioni irraggiungibili per la stragrande maggioranza dei suoi compagni di partito calabri. Qualcuno è in grado di riassumere i capisaldi della proposta politica del centrosinistra calabrese? Ci dite per cortesia quali sono i punti di forza? Non ci stiamo riferendo, ovviamente, alla routine del politichese, ma alla necessità impellente di svoltare, sul piano economico e sociale, rispetto ai drammi che ancora ci assillano (disoccupazione, emarginazione, livello quasi zero dell’export, pil da record negativi, carenza devastante di molti servizi…).

E veniamo anche ai 5Stelle. Di fatto, nonostante quest’ultima tempesta sui cosiddetti rimborsi (diciamoci la verità: in gran parte ingiusta e forzata, in quanto mira a cercare la pagliuzza nell’occhio dei pentastellati senza guardare alle travi che sono presenti negli occhi degli avversari), sembrano essere i più in forma, anche se appaiono forse troppo disarticolati. Non si riesce a individuare una proposta politico-programmatica unitaria per la Calabria e per il Sud, forse a causa delle caratteristiche proprie di un movimento assai centralizzato. A naso, e quindi senza aver effettuato indagini demoscopiche scientifiche, in Calabria il voto per i 5Stelle ci sarà, in abbondanza, perché nel popolo continua a prevalere un’esigenza di fondo: mandare a casa, a trovarsi un bel lavoro precario, tutti quelli che hanno governato finora. Non c’è scandaletto, quindi, o presunto tale, che possa rabbonire la legittima rabbia di un popolo che si sente tradito, malgovernato, privato finanche della speranza. Questa condizione, però, avrebbe dovuto spingere i candidati 5Stelle a farsi vedere più spesso assieme e a concertare idee strategiche di cambiamento da sottoporre unitariamente alla valutazione dell’elettorato.

Se alla fine di questo ragionamento avete ancora dei dubbi, riguardate con attenzione le interviste ai candidati che appaiono sui principali organi di informazione regionale. Moltissime sono disponibili su internet. E completate il commento da soli!

(muriatico)

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