giovedì, 25 luglio 2024

Calabria Verde, pizzicati 14 “furbetti del cartellino” nel Cosentino

L’ipotesi di reato è di truffa aggravata e continuata ai danni dell’ente pubblico regionale

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Alle prime luci dell’alba – a Rogliano, Domanico, Figline Vegliaturo, Grimaldi, Marzi, Parenti, Paterno Calabro, Rende e Santo Stefano di Rogliano – i Carabinieri della Compagnia di Rogliano, supportati da personale dei Comandi limitrofi di Cosenza e Rende, hanno proceduto a notificare 14 avvisi di conclusione delle indagini preliminari, emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza, nei confronti di altrettanti soggetti, tutti dipendenti dell’ente regionale Calabria Verde ed impiegati presso il Distretto n. 4, con sede a Santo Stefano di Rogliano, ritenuti responsabili, a vario titolo ed in alcune circostanze in concorso tra loro, del reato di truffa aggravata e continuata ai danni del menzionato ente pubblico.

L’articolata indagine è scaturita da una serie di accertamenti effettuati nel 2018 dagli uomini della Benemerita nei fondi dove gli operai svolgevano le loro opere cantieristiche, ubicati in diverse aree della provincia di Cosenza. I conseguenti approfondimenti investigativi hanno portato alla scoperta di un vero e proprio “sistema”, evidentemente consolidato da tempo, grazie al quale numerosi dipendenti dell’Ente Pubblico riuscivano ad eludere i vari strumenti di controllo delle prestazioni d’opera, primo fra tutti l’orologio marcatempo piazzato all’ingresso della struttura, in modo da allontanarsi indebitamente dal posto di lavoro.

Lo stratagemma era semplice: tutti i dipendenti del Distretto utilizzavano regolarmente il proprio badge di servizio, ma facendo in modo che, in ragione della tipologia di “uscita” selezionata, l’orologio marcatempo non sottraesse il tempo trascorso all’esterno della sede dall’orario di lavoro prestato, approfittando della mancanza di controllo da parte di dirigenti e capi squadra. Ecco allora che dai tabulati acquisiti al termine del monitoraggio, i Carabinieri sono riusciti a ricostruire centinaia di ore di lavoro illecitamente sottratte alle mansioni d’ufficio, impiegate in pause e libere uscite mai giustificate, piuttosto che devolute ad incarichi di lavoro esterno mai autorizzati nell’ambito dei vari cantieri forestali della provincia: tutto ciò veniva comunque contabilizzato come “normale” orario di servizio e puntualmente monetizzato nella busta paga mensile.

I Carabinieri, per riscontrare le varie attività illecite, hanno fatto ricorso sia ai moderni strumenti tecnologici, nel caso specifico consistenti in alcune videocamere ad altissima definizione strategicamente collocate nei pressi sia dell’orologio marcatempo all’interno dell’ingresso dello stabile che ospita il distretto, sia nelle vicinanze di tutti gli ingressi della struttura, che a metodi investigativi di tipo più “tradizionale”, costituiti in particolare da servizi di osservazione.

I militari hanno accertato non solo l’indebito allontanamento dal posto di lavoro degli odierni indagati, ma anche definito le diverse mansioni svolte, evidentemente non ricollegate ai loro “obblighi” di servizio: ecco allora che nel variegato bagaglio di incombenza di natura privata fraudolentemente poste in essere sono da annoverare quelle di andare a fare la spesa in vari supermercati della zona, di recarsi in un Ufficio Postale per pagare le bollette di casa, di recarsi in campagna per coltivare il proprio orto, di effettuare un consulto medico, di portare la propria autovettura dal meccanico o di trascorrere lunghe pause caffè nei bar vicini alla Sede di servizio. Tra le altre situazioni particolari rilevate, è emerso che uno degli indagati era solito svolgere, nel corso delle “missioni esterne” dalla propria sede di servizio, la professione di antennista per un folto numero di clienti. Tutte le attività elencate sono state puntualmente e meticolosamente documentate, nel corso delle attività investigative, dai Militari dell’Arma con filmati e fotografie, riscontri oggettivi che hanno consentito alla Procura della Repubblica di Cosenza, non appena acquisiti i tabulati delle presenze dei dipendenti dell’Ente Regionale al termine dell’attività, di concludere le indagini con l’emissione dei relativi Avvisi notificati nella mattinata odierna.

L’indagine, durata circa due anni e concretizzatasi tra i mesi di aprile e novembre 2018, ha alla fine consentito di acclarare evidenti responsabilità di carattere penale in ordine al reato di “truffa aggravata e continuata” nei confronti dei 14 odierni indagati, da individuare trasversalmente sia tra i dirigenti della struttura che tra gli addetti ai cantieri boschivi sparsi nella Provincia di Cosenza. In particolare, le attività investigative condotte hanno portato ad acclarare circa 3.800 ore di servizio non prestato, ma comunque regolarmente retribuito, effettuate nell’ambito di 950 episodi complessivamente individuati; tutto questo per un controvalore economico che arriva a sfiorare i 70.000 Euro di danno per l’Ente Pubblico Regionale. Ed è proprio dal comportamento irregolare tenuto da Dirigenti e dipendenti che è stato tratto il nome dell’odierna operazione Hall Pass, vale a dire “tempo libero”.