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Catanzaro e la politica, tra passato, presente e futuro. Le prossime comunali saranno un appuntamento decisivo!

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

Catanzaro è una città da rifondare sul piano politico e del ruolo che svolge (o non svolge!) nell’ambito regionale e nazionale. Rifondare non vuol dire creare un’aprioristica dialettica negativa tra passato e presente, ma significa capire che occorre fare di più e meglio. Il passato è un valore, e non una zavorra, se è utile per capire come affrontare le sfide del presente e del futuro, valorizzando quanto di positivo si è pur fatto, ma anche traendo linfa vitale per gli adattamenti e i cambiamenti ineludibili. Il “nuovismo” talebano è un male quanto l’accanimento acritico, e magari solo strumentale, contro il vecchio. Al contempo la cieca autoreferenzialità feudale soffoca ogni possibilità di rigenerazione. Né si può evitare di tenere in considerazione che le dimensioni piuttosto piccole del capoluogo calabrese (meno di centomila residenti) pretendono atteggiamenti improntati a senso di responsabilità, sano pragmatismo, generosità capace di scalfire invidie paesane, contrapposizioni viscerali, faide senza tregua.
Partiti ed esponenti politici, ma non solo, saranno chiamati a una riflessione profonda che dovrebbe tenere il più possibile lontane le questioni della pura gestione del potere per concentrarsi sulla costruzione di un ampio, credibile e sostenibile progetto di sviluppo per Catanzaro. Tutte le migliori energie sociali e intellettuali della città dovrebbero sentire il dovere di partecipare attivamente a un confronto alto, scevro da personalismi, guidato da autentica passione civile e da un “amore” che non si può manifestare solo in ambito calcistico, perché altrimenti sarebbe monco e poco credibile, ma che deve riguardare la struttura economica e funzionale di un capoluogo che merita ragionamenti degni della propria storia.
Cambia il mondo, a ritmi frenetici, cambiano l’Europa e l’Italia: non si può ignorare, se non in malafede, che dovrà essere sottoposta a trasformazioni strategiche anche Catanzaro, individuando i binari lungo i quali farla avanzare in un ventunesimo secolo che, emergenze e criticità a parte, presenta anche straordinarie opportunità. Cosa vuole e può essere Catanzaro nei prossimi 50-100 anni? La città della sanità d’eccellenza? La città degli studi qualificati e avanzati? La città della burocrazia modernizzata? La città dell’artigianato di qualità, della ristorazione identitaria, del turismo e della cultura? Finalmente una città di mare? Una sintesi di tutte queste possibili opzioni, ma con una visibilità nazionale e globale da definire in maniera attenta? Occorrerà avere le idee chiare, perché nella vita moderna l’approssimazione, la confusione, la disorganizzazione, la provvisorietà sistemica generano solo povertà diffusa, disservizi, imbarbarimento, disoccupazione cronica. Vogliamo dover gridare ai nostri giovani, formati e istruiti, che è meglio far le valigie e superare il Po per tentare di costruire qualcosa di buono? Possiamo immaginare di guardare a Catanzaro solo come a un disarticolato dormitorio per una popolazione anziana che attende ansiosa il rientro dei propri figli ad agosto e forse anche a Natale? Dipende tutto dalla voglia che i gruppi dirigenti (nessuno escluso!) avranno di modificare il modo di pensare e di agire. Se si rimarrà fermi, chiudendosi in atteggiamenti individualistici ed egoistici, come purtroppo è accaduto anche spesso, o si rimarrà schiavi di una passività attendista o finanche livorosa e rancorosa, il prezzo da pagare sarà altissimo: progressivo spegnimento del centro storico, crescita casuale e disordinata dell’antica marina, abbassamento della qualità della vita di tutti, impoverimento del tessuto economico-sociale, indebolimento progressivo (qualcosa si sta già vedendo) del potere politico-contrattuale rispetto ad altri capoluoghi calabresi e al Sud in genere. I veti incrociati fra i migliori, eredità di una cultura greca e magnogreca, producono danni incalcolabili quanto la demagogia e il populismo venduti all’ingrosso.
Si guardi a una Catanzaro per tutti e non di pochi, una Catanzaro connessa con il resto del pianeta ma forte delle proprie radici, una Catanzaro capace di recuperare intelligenza e dignità, una Catanzaro orgogliosa dei suoi tradizionali stili di vita a misura d’uomo. Le prossime elezioni comunali saranno un test decisivo, purché non si trasformino in una improduttiva corsa ai candidati (1.000? 1.500?), alle liste tanto per, alle ambizioni di singoli fini a se stesse. Necessita un confronto robusto su progetti, non importa se diversi o antitetici, purché razionali, chiari, studiati, elaborati con l’obiettivo supremo del bene della città. La popolazione dovrà essere chiamata a scegliere su opzioni comunque credibili, vere, serie. Utopia? Si spera di no, perché la diretta conseguenza sarebbe la fine ingloriosa di una comunità che più volte, nei secoli, ha saputo distinguersi per operosità e coraggio. Le generazioni di ieri e di oggi devono avvertire il dovere morale di lasciare in eredità alle generazioni di domani una Catanzaro forte e vitale, e non una modesta periferia d’Europa afflitta da un’agonizzante crisi irreversibile.

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