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Catanzaro, la politica si arrocca su vecchi schemi di potere? (VIDEO)

Catanzaro, la politica si arrocca su vecchi schemi di potere? Quanto accaduto in questi ultimi giorni va letto con una certa attenzione. Partiamo dalla seguitissima trasmissione “Non è l’Arena” curata da Massimo Giletti. Il famoso conduttore ha dedicato un’ampia parte della puntata di domenica scorsa al Caso Catanzaro, ai 29 indagati per vari reati, anche gravi, connessi al funzionamento delle commissioni del Consiglio comunale del capoluogo. L’inchiesta, con l’emissione degli avvisi di garanzia, è coordinata dalla Procura di Catanzaro, che com’è noto, è guidata da uno dei più importanti magistrati della storia d’Italia, Nicola Gratteri. La politica catanzarese, nel suo complesso e senza fare di tutte le erbe un fascio, ha calato una sorta di velo sull’argomento, senza neanche prendere in considerazione l’ipotesi delle dimissioni di massa e dell’avvio di una nuova fase al Comune. Lo stesso sindaco Sergio Abramo non si è mosso, sul piano strettamente politico, per come sarebbe forse stato auspicabile: mettere in discussione gli assetti che hanno contraddistinto la vita del Capoluogo e avviare una nuova stagione, rimettendo il giudizio ai cittadini. Si è andati avanti come nulla fosse, senza un minimo di sana autocritica, anche al di là, ripetiamo, dei tecnicismi giudiziari. Non è sufficiente dire, come pure è corretto fare, che il corso della giustizia è lungo e che occorre attendere i tre gradi di giudizio. Per carità, ragionamento corretto. Ma la politica e la società devono essere capaci di analizzare e di trarre conclusioni ben prima della Cassazione, altrimenti privano la collettività di un fattore di dinamicità che invece è fondamentale. Né si può fare a meno di riflettere sul fatto che al di là dei contenuti, diciamo così, tecnici, dell’inchiesta piombata su Palazzo De Nobili, gli elementi per aprire una valutazione tanto serena quanto incisiva sulla qualità della vita politica catanzarese, tra Comune e Provincia, sono numerosi. E il sindaco Sergio Abramo questo lo sa. E lo sa bene!

Su questo fronte anche la performance del giovane e garbato presidente del Consiglio comunale di Catanzaro, Marco Polimeni, peraltro non indagato, è apparsa troppo incerta sul piano del giudizio politico sulla situazione catanzarese, sulla qualità della rappresentanza, sul modo di intendere la vita politica nel capoluogo. Certo Polimeni ha dovuto affrontare un compito arduo, incalzato com’era da personalità mediatiche molto esperte, ma accanto alla difesa sul piano generale dell’immagine della Calabria, qualcosa avrebbe potuto dirla sul livello politico del capoluogo. C’è tanto da dire e su cui riflettere, anche e soprattutto da parte delle rappresentanze più giovani. Ha quindi avuto buon gioco Alessandro Cecchi Paone a rintuzzare chiedendo risposte chiare, giudizi politici, prese di posizione più nette che devono inevitabilmente precedere la Cassazione.

Proviamo ora a mettere assieme aspetti dell’agire politico apparentemente staccati tra loro. Venerdì 10 gennaio a Crotone, nel momento conclusivo della visita del leader della Lega Matteo Salvini, è stata notata la presenza del candidato Filippo Mancuso, uomo politico e professionista ritenuto molto vicino alle posizioni del sindaco Sergio Abramo, nonché di un assessore e di un paio di consiglieri comunali che lo accompagnavano. Nella Catanzaro che parla di politica si discute da settimane sul rapporto fra Sergio Abramo e la Lega. Ma non passano 24 ore che il sindaco Sergio Abramo, preceduto da un annuncio su apposita locandina a colori, siede accanto a Mimmo Tallini e ad Antonio Tajani per la presentazione della candidatura alla Regione dello stesso intelligente e instancabile esponente di Forza Italia. La politica ama tradurre anche le immagini simboliche, i messaggi subliminali, le fotografie che parlano più delle parole. Peraltro le settimane che avevano preceduto la difficile scelta del candidato alla Presidenza della Regione, erano state riempite anche dalle discussioni accese sul rapporto tra Sergio Abramo e Forza Italia (partito cui spettava la designazione del candidato governatore) e i ventilati approcci con la Lega di Salvini. Come giudicare e pesare la presenza di Sergio Abramo accanto a Mimmo Tallini? Il sindaco non l’ha spiegata e motivata in maniera inequivocabile, né lo ha fatto Forza Italia. E quindi? Cosa pensare? Quale peso dare alle confuse voci di corridoio? Come mettere in relazione politica questa presenza in casa Forza Italia con la candidatura nella Lega di Filippo Mancuso? Peraltro, durante la presentazione tenuta al piano terra del Palazzo della Provincia di Catanzaro, Mimmo Tallini, da politico navigato qual è, ha anche rivolto pesanti critiche politiche all’alleato leghista, in sintonia con quanto aveva già fatto, rispetto ad altre questioni, nella convulsa fase di scelta del candidato chiamato a guidare la coalizione. Mimmo Tallini conosce il proprio mestiere di politico e sa mantenere la posizione. Ma qual è il giudizio politico di Sergio Abramo sulle esternazioni di Tallini che riguardano la Lega? In ogni caso la domanda delle domande è questa: perché Sergio Abramo si è seduto accanto a Mimmo Tallini a meno di due settimane dal voto per le regionali? Quale messaggio ha voluto inviare? E come si concilia questa presenza con quelle della sera prima a Crotone in casa leghista?

Catanzaro non ha ancora aperto una riflessione politica profonda sul suo passato e sul suo presente. Il Comune e la Provincia sono diventati sempre di più luoghi in cui il potere politico ha assunto certe sembianze. Un stessa persona, Sergio Abramo, guida entrambe le amministrazioni, e si confronta con maggioranze politiche in cui personalità quali Mimmo Tallini, Piero Aiello, Baldo Esposito giocano ruoli importanti. Attorno ad essi consiglieri comunali e provinciali che si muovono e che partecipano attivamente alla competizione regionale. È la democrazia, si dirà. È ovvio, ma la democrazia si ispira anche a dei modelli. Qual è il modello prescelto da Catanzaro? È questa la domanda cui occorre rispondere e rispetto alla quale, senza per carità alcuna finalità neanche lontanamente giustizialista, anche la trasmissione di ieri sera proposta da Massimo Giletti può e deve far riflettere!

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