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Catanzaro, monta la rabbia dei precari del “Pugliese” a rischio licenziamento

È stato il traffico, letteralmente impazzito in centro, a fare le spese della protesta dei precari dell’azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, circa 200 persone tra medici, infermieri, operatori sanitari, tecnici ed ostetriche tutte a rischio licenziamento, e per 18 dei quali le lettere di preavviso sono già arrivate. A poche ore dall’infruttuoso incontro presso il Ministero della Sanità, al quale non poteva essere presente il neo ministro, Speranza, una cinquantina di lavoratori si è mobilitata per una protesta chiassosa ma pacifica davanti alle sedi di Prefettura e Provincia ed ha, di fatto, paralizzato la circolazione. La vicenda è nota: si tratta di lavoratori assunti a tempo determinato alcuni anni fa, dopo una selezione pubblica, e che però erano soggetti ad un limite vincolante, quello dei 48 mesi, perché i loro contratti potessero essere rinnovati. Quei quattro anni scadono, per quasi tutti, il 31 dicembre prossimo, e se non si trova una via d’uscita, che non può che essere politica, tra poco saranno tutti senza occupazione. Il problema, anzi, il guaio è che con la fuoriuscita di circa 200 professionalità i reparti dell’ospedale Pugliese finirebbero per restare ancor più sguarniti, e la stessa cosa sta succedendo presso l’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, dove in 80 rischiano di non tornare in corsia, e presto potrebbe accadere, sempre a Catanzaro, per l’azienda ospedaliera Mater Domini, al cui interno il 75 del personale è costituito proprio da precari in scadenza di contratto. Se si concretizzasse lo scenario peggiore, cioè se non si riuscisse a trovare una strada per arrivare alla stabilizzazione e se, dunque, tutti i precari fuoriuscissero dal comparto, per gli ospedali di Catanzaro e Cosenza si profilerebbero scenari apocalittici, sia per gli operatori sanitari, sia ancora per i cittadini utenti, che già hanno sperimentato quest’estate la crescente difficoltà delle strutture pubbliche di riuscire ad assicurare l’assistenza. E senza coprire i troppi vuoti esistenti nelle piante organiche, il diritto alla salute diventerebbe una chimera per moltissimi calabresi: per Antonio Militano, dell’Usb, la stabilizzazione dei precari a rischio è un passo fondamentale per non far arretrare ulteriormente il settore in questo momento più a rischio del nostro stato sociale

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