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Civita, un gioiello alle porte del Pollino

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A 450 metri sul livello del mare, e  all’ingresso meridionale del Parco Nazionale del Pollino, in provincia di Cosenza si trova il borgo di Civita, un luogo in cui convivono le tradizioni calabresi e la cultura arbereshe, la cui resistenza è visibile anche attraverso  le abitazioni che ne conservano le antiche caratteristiche. Nell’anno dedicato ai borghi d’Italia dal Ministero per i beni culturali – settore turismo, la Calabria non può non volgere lo sguardo ai suoi gioielli, e Civita è uno di questi. Una piccola comunità fondata da un gruppo di profughi provenienti da Cassano intorno all’anno mille e che subì diversi eventi che ne misero a dura la prova la resistenza: l’assedio dei Saraceni, un terremoto a metà del 1400 dal quale fu praticamente distrutta e poi ripopolata dai profughi d’Albania intorno alla fine dello stesso secolo.

In tempi più recenti il luogo prese il nome di Civita proprio per fare riferimento all’insediamento distrutto e poi nuovamente ricostruito, ed infatti Civita in albanese significa “paio, coppia” e potrebbe alludere proprio allo sdoppiamento, o se vogliamo alla riproduzione, di alcuni quartieri. Nel 1610 Civita venne separa dalla famiglia D’Urso dal territorio di Cassano per farne un feudo baronale autonomo. Nel 1800 fu università nel governo di Cassano Jonio.

Di particolare interesse storico sono la chiesta di Santa Maria Assunta, a tre navate con croce latina, di epoca tardobarocca; ancora le chiese della Consolazione e di Sant’Antonio. Mentre il belvedere “Djepeza” è una sorta di balcone naturale sorto su uno sperone di roccia che si affaccia sul Raganello. Da visitare anche il museo etnico arbereshe.

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