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Contraffazione, ricerca Censis: nel Reggino il 70% dei sequestri

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Nel 2017 l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno effettuato nella provincia di Reggio Calabria 48 sequestri e confiscato 118.816 articoli falsi. Lo rivela la ricerca realizzata dal Censis per il Ministero dello Sviluppo Economico. I risultati della ricerca sono stati presentati a Reggio Calabria da Loredana Gulino, direttore generale Lotta alla Contraffazione-Uibm del Ministero dello Sviluppo Economico, e da Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, alla presenza di Antonino Tramontana, presidente della Camera di Commercio, Claudio Aloisio (presidente Confesercenti Reggio), Mimma Iannello (Federconsumatori Calabria), Vittorio Caminiti (presidente di Federalberghi Calabria) e del prefetto di Reggio Calabria Michele di Bari.

Reggio – viene evidenziato nella ricerca – si colloca al 24/mo posto in Italia per quantità di pezzi sequestrati. Ma è il maggiore polo di attrazione del fake nella regione, visto che il 69,4% delle merci sequestrate in Calabria nell’ultimo anno è stato intercettato nel territorio reggino. Nel 2017 i sequestri hanno riguardato soprattutto accessori (35,4%), giocattoli (29,2%), abbigliamento (12,5%) e calzature (8,3%), provenienti soprattutto dalla Cina. I giocattoli sequestrati nel territorio (115.723 pezzi) corrispondono al 97,4% di tutti i prodotti contraffatti confiscati nell’ultimo anno. C’è stato un boom di giocattoli falsi: nel periodo 2008-2017 pesavano solo per il 4,5% del totale delle merci sequestrate”.

“Negli ultimi dieci anni (2008-2017) – secondo quanto emerge dai dati – i pezzi falsi sequestrati sono stati complessivamente più di 11,5 milioni, con un calo considerevole a partire dal 2012. Si passa dai 3,5 milioni di pezzi sequestrati nel 2011 ai 119 mila del 2017. Da dimensioni eclatanti e allarmanti (Reggio Calabria come hub della contraffazione cinese per il territorio nazionale), il fenomeno della contraffazione si è ridotto al mercato di smercio locale. Ciò è avvenuto per due ragioni. Innanzitutto, per l‘interruzione della rotta Cina-Porto di Gioia Tauro, che vedeva coinvolti anche esponenti delle ‘ndrine della provincia, grazie a brillanti operazioni di contrasto condotte dalle Forze dell’ordine. E poi per la specializzazione del porto nel transhipment, cioè il trasbordo dei carichi su navi dirette verso Stati esteri, senza sdoganamento in Italia. Oggi il mercato della contraffazione si lega alla rete molecolare dell’ambulantato, al fenomeno radicato dell‘abusivismo commerciale low cost e alle vulnerabilità dell’economia locale (sommerso, lavoro nero, criminalità organizzata)”.

Un ambito di penetrazione della contraffazione – continua – sono i mercati rionali o settimanali dei comuni del territorio, dove è maggiore la concentrazione dei potenziali clienti. Nel periodo estivo si aggiungono le spiagge e i luoghi di incontro di residenti e turisti. L’altro principale ambito di penetrazione del mercato della contraffazione sono proprio le località di villeggiatura, soprattutto lungo le coste di entrambi i versanti. Nel periodo estivo, ai 551.000 residenti italiani e stranieri, si aggiungono ogni anno più di 200.000 turisti, attratti dal mare, dai paesaggi e dal patrimonio culturale ed enogastronomico del territorio”. (Ansa)