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Coronavirus e movida, Sileri ai giovani: «Divertirsi sì, ma non abbandonate distanza e mascherina»

Così il viceministro della Salute intervenuto a Radio 1 Scritto da:

(foto di repertorio)

«La situazione è sotto controllo. Chi si prende il virus sono soggetti giovani: forse sono state abbandonate troppo le misure come la distanza di sicurezza e la mascherina. Ho visto delle immagini del sabato sera, della movida: divertirsi sì, è giusto, ma cerchiamo di mantenere un po’ la distanza, cerchiamo di mantenere la distanza negli ambienti chiusi, perchè è questo che ha consentito di mantenere numeri bassi». Lo ha dichiarato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri alla trasmissione Centocittà di Radio 1, commentando gli ultimi dati in merito ai contagi in Italia di Coronavirus.

L’analisi del viceministro è condivisibile, anche perchè sottolinea un fattore molto comune – purtroppo – nella movida ai tempi del Covid: i giovani, e meno giovani, la mascherina sembrano averla dimenticata. In giro nei locali anche della Calabria, soprattutto nel fine settimana, si assiste a tanta gente senza Dpi. In discoteca e nei locali all’aperto che propongono intrattenimento musicale si sono notate tantissime persone che hanno creato assembramento, senza mascherine, in barba a quanto previsto anche nelle premesse dell’ordinanza n.52 della Regione Calabria in merito alla riapertura delle Attività Produttive, e dunque delle discoteche. «Tutte le persone presenti sul territorio regionale – è scritto nel documento – (è necessario che mantengano n.d.r.) comportamenti rispettosi dell’igiene, del distanziamento interpersonale con divieto di assembramenti e dell’uso di protezioni delle vie aeree, indispensabili a evitare nuove possibili fonti di contagio, atteso che la convivenza col virus, sulla base della letteratura scientifica, proseguirà nei prossimi mesi».

Dunque, è importante che soprattutto i più giovani siano maggiormente responsabili poiché il virus non si è estinto, ed è importante capire che tutti – al momento – potremmo essere potenzialmente positivi ed asintomatici, e infettare chi è davanti a noi, magari in un locale. Forse ci siamo dimenticati di quei 2 mesi barricati in casa? Dei tanti morti di Coronavirus? Non è arrivato ancora il momento in cui si può cantare vittoria, ma è il momento della responsabilità. Verso di noi e gli altri.

Giuseppe Laratta

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