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Coronavirus, Terapie Intensive: in ritardo tutto il Paese (Calabria compresa)

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Con l’aumento dei contagi registrato nell’ultimo mese, l’attenzione è tornata a concentrarsi sulla tenuta del Sistema sanitario, che con ogni probabilità nelle prossime settimane sarà chiamato ad una nuova, difficile prova. In particolare, si guarda costantemente ai posti di terapia intensiva disponibili nel Paese, e se è vero che almeno per ora la situazione è gestibile, è altrettanto certo che sono evidenti i ritardi sul previsto aumento dei posti-letto disponibili. Ieri c’è stato un autentico salto in avanti, 62 ricoveri in più, per un totale di 514 persone in rianimazione, mentre a marzo, nel periodo peggiore, i ricoverati furono più di 4 mila. In Calabria, fino a ieri era occupato uno solo dei 60 posti-letto disponibili nei quattro hub della regione, l’ospedale Pugliese ed il Policlinico Mater Domini di Catanzaro, e gli ospedali di Reggio Calabria e di Cosenza. Nell’ultimo mese, poi, nonostante un aumento notevole del numero di casi attivi, passati da 395 a 798, cioè 403 contagiati in più, i ricoveri in rianimazione sono scesi da tre ad uno, mentre sono cresciuti quelli nei reparti di malattie infettive, passati da 29 a 42. Una delle domande più frequenti di questi giorni è: cosa accadrebbe se si verificasse una seconda ondata di ricoveri per gravi insufficienze respiratorie? E la sanità riuscirebbe a fare fronte ad una nuova fase critica della pandemia? Purtroppo potremmo andare incontro a sgradevoli sorprese, e la colpa sarebbe dei ritardi che ci hanno fatto perdere tempo utile per organizzare la reazione ad un’altra emergenza poiché dei circa 3 miliardi e mezzo di euro messi a disposizione dal Governo solo un terzo è stato speso, e solo la metà dei posti di terapia intensiva previsti è stata realizzata, ed il problema riguarda tutto il Paese. I fondi sono stati in gran parte destinati all’acquisto di mascherine, camici ed altri dispositivi di protezione, ma sul potenziamento delle strutture si registrano purtroppo gravi ritardi. Per gli ospedali, nel decreto Rilancio del 19 maggio scorso erano stati destinati un miliardo e 900 milioni di euro, ma solo da poco le regioni hanno iniziato a presentare i piani per spendere 734 milioni di euro. Nei mesi più difficili, i posti-letto erano stati portati da 5 mila ad oltre 7 mila in poche settimane, ma l’obiettivo era di arrivare a 10.500, che sarebbero potuti diventare 13 mila grazie ai 2 mila posti di terapia sub-intensiva trasformabili. Il 9 ottobre scorso il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, ha consegnato un rapporto in cui afferma che gli attuali posti-letto di terapia intensiva sono 6.458, un quarto in più rispetto a quelli d’inizio 2020 ma solo la metà di quelli che s’intende raggiungere. Due giorni fa è terminata la gara, ed i cantieri partiranno solo a fine ottobre. Il timore, dunque, dato l’aumento dei ricoveri degli ultimi giorni, è che non si finisca in tempo utile ad evitare il sovraccarico sugli ospedali. La situazione, poi, è diversa regione per regione: la Calabria, al pari di altre nove regioni, sfrutterà le procedure veloci predisposte dalla struttura commissariale, altre sei regioni hanno ottenuto una delega piena, infine Emilia Romagna, Liguria, Veneto e le province di Bolzano e Trento saranno affiancate dalla stessa struttura commissariale. Secondo i dati dell’Università Cattolica di Milano, in questo momento siamo al 7,4% di saturazione dei posti di terapia intensiva, cioè 7 letti occupati e 93 vuoti, anche se bisogna tener conto che in terapia intensiva vengono trattati pazienti affetti anche da altre patologie, non solo quelli Covid. In questo momento, chi sta peggio è il Lazio dove sono occupati 853 degli 866 posti disponibili, poi la Valle d’Aosta, dove siamo al 30% di saturazione, poi ancora la Campania che è al 18%, percentuale mai raggiunta nemmeno nei mesi di lockdown. In Lombardia, che ha toccato il 122% nel momento più drammatico, la situazione è sotto controllo col 5,6% dei posti occupati. A zero ci sono Molise, Basilicata e provincia di Trento. La Calabria, con un solo posto occupato, come abbiamo detto al momento non trema. Ma la verità, al netto di pregiudiziali attacchi di natura incontrollata, è che non sta peggio di altri territori, e non è stata più cicala delle altre.

F.S.

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