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Corte dei Conti: che strigliata alla Regione! (VIDEO)

Spese enormi, ricavi incerti, specie a causa delle esitazioni nei rapporti coi debiti dei comuni per le bollette di acqua e rifiuti, situazione sempre esplosiva dei conti della sanità, costi troppo alti per il personale degli enti sub-regionali. È una strigliata impetuosa quella che la Corte dei Conti ha fatto alla Regione sul bilancio 2018, ed arriva a pochi giorni dalla dichiarazione di dissesto per il comune di Cosenza. Al presidente Oliverio, seduto in prima fila senza fare una piega, i giudici mostrano un’immagine con pochissime luci e tante ombre: dall’analisi del documento finanziario della Regione, infatti, emerge una situazione assai preoccupante della gestione delle risorse pubbliche, che alla fine diminuiscono sia a causa della cattiva amministrazione che ne è stata fatta, sia per l’inattendibilità dei dati iscritti a bilancio. Un esempio per tutti: la Regione ha indicato un residuo attivo di oltre 266 milioni e mezzo di euro che deriverebbe dal servizio idrico, ma quel debito i comuni molto spesso non lo riportano nei loro bilanci, o lo riportano solo in parte. Anche per quanto riguarda i crediti nei confronti delle cinque città capoluogo la situazione è poco chiara, nel senso che tra quello che scrive la Regione ed i bilanci dei comuni non c’è corrispondenza, e questo rende assai incerto il riscatto delle somme vantate. Altro dato. Nei confronti dei comuni in dissesto finanziario, la Regione vanta crediti per circa 47 milioni di euro per quel che riguarda il conferimento dei rifiuti e di oltre 64 milioni per le forniture di acqua. Ma per la magistratura contabile si tratta di crediti che molto difficilmente potranno essere esatti integralmente, e ci sono anche altri residui attivi per i quali la Regione non ha presentato la documentazione necessaria, cioè quella che attesta quel credito. Per i 3.214 dipendenti regionali, la spesa complessiva è stata di 117 milioni e mezzo di euro. Una spesa necessaria per far funzionare la macchina amministrativa. Ma come spiegare, senza imbarazzo, che per i lavoratori di partecipate ed enti strumentali sono stati spesi più di 287 milioni? Notevoli anche i costi, pari a 23 milioni di euro, delle spese legali delle aziende sanitarie ed ospedaliere. E la sanità, come sempre, è la vera idrovora delle risorse regionali: coi suoi 3 miliardi e 700 milioni ha impegnato il 78% della spesa corrente, ed il deficit del settore, che a fine 2018 è stato fissato a 213 milioni di euro, non accenna a diminuire nonostante il commissariamento ed il piano di rientro. Notevole anche la cifra dei pignoramenti, pari a 111 milioni di euro, derivanti da oltre 6.700 atti esecutivi, i più vecchi dei quali risalgono addirittura a vent’anni fa. Insomma, la situazione dei conti è molto complicata e rischia di ripercuotersi anche sulla battaglia politica legata all’imminente campagna elettorale per le regionali.

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