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Covid 19: il tracciamento fuori controllo e le ripercussioni pratiche, tra casi limite e dubbi sui nuovi provvedimenti

Dai positivi col green pass attivo, ai negativi cui il green pass viene riattivato in ritardo, passando attraverso i "casi fantasma" Scritto da: FRANCESCA TRAVIERSO

Quello dei tracciamenti delle persone positive al Covid 19 è un sistema ormai fuori controllo. Decisioni assunte dall’alto, senza tenere conto delle realtà territoriali, stanno producendo paradossi e disservizi. Dai positivi col green pass ancora valido, ai guariti che devono attendere diversi giorni per il ripristino del certificato; fino a quelli che si ammalano e guariscono ma non riescono ad ottenere il certificato medico per l’assenza dal lavoro, perché il loro caso non è mai stato “ufficializzato”.
Una baraonda nella quale molte decisioni sono affidate unicamente al senso di responsabilità dei cittadini ed alle loro disponibilità economiche. Non tutti, infatti, possono permettersi tamponi molecolari a pagamento per tutta la famiglia; non tutti possono assentarsi da lavori spesso precari o a giornata finché gli viene ripristinato il green pass, magari diversi giorni dopo essere guariti.

Positivi…col green pass attivo.

Moltissime sono le segnalazioni che riguardano persone positive alle quali il green pass non è stato sospeso, evidentemente perché i rispettivi casi non sono stati segnalati nell’apposita piattaforma. Persone asintomatiche che, dunque, (se non fosse per il loro senso di responsabilità) potrebbero tranquillamente andare al lavoro, frequentare bar e ristoranti.
Emblematico il caso segnalato da un imprenditore del Crotonese: risultato positivo ad un tampone rapido, segnala il caso al suo medico e si mette in autoisolamento. Il green pass paradossalmente gli viene sospeso 10 giorni dopo, esattamente nel giorno in cui l’uomo risulta negativizzato ad un tampone molecolare. Guarito, ma col green pass sospeso, l’imprenditore non può tornare alla sua attività fino al ripristino del certificato, che avviene sei giorni dopo, e dopo moltissime insistenze. Risultato? Attività chiusa per 16 giorni, con relative gravi ripercussioni economiche. In quanti possono permetterselo?

Casi “fantasma”

Altri casi limite riguardano persone che, rimaste a casa in totale autonomia dopo essere risultate positive ad un test fatto privatamente, non riescono poi ad ottenere il certificato di malattia per giustificare l’assenza dal lavoro perché il loro caso non figura “ufficialmente” all’Asp.
Qualcuno, poi, sta gestendo la propria positività in maniera del tutto autonoma. Positivo a tamponi rapidi fai da te (e asintomatico), si pone in autoisolamento e ripete gli esami finché non si negativizza. Restando, di fatto, un vero e proprio “caso fantasma”.

I dubbi

La guarigione può essere certificata da un tampone antigenico effettuato in farmacia oppure in un laboratorio privato. Ma l’attendibilità assoluta dei tamponi antigenici (specie in relazione all’individuazione della variante Omicron) viene messa continuamente in discussione dalla stessa medicina.
Un dubbio simile riguarda il conteggio dei nuovi casi positivi. Nel numero complessivo dei tamponi effettuati ogni giorno, vengono inseriti anche i tamponi antigenici: ma se la loro attendibilità per Omicron viene stimata attorno al 60%, quanto ne risulta alterato il dato complessivo dei nuovi positivi?

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