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COVID | Cartabellotta, Gimbe: “Tornare ad usare le mascherine e fare quarta dose prima dell’inverno

Il presidente della Fondazione Gimbe lancia l'allarme e avverte: "La pandemia non è finita"

La pandemia non è finita, secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, per questo è utile arginare la ripresa del Covid attraverso l’uso delle mascherine al chiuso e somministrare la quarta dose di vaccino.  “La ricetta – ha detto a margine Forum Sistema Salute oggi a Firenze – è sempre la stessa: provare a limitare la circolazione virale utilizzando le mascherine al chiuso, soprattutto nei luoghi molto affollati e poco areati e accelerare con la quarta dose dove siamo molto indietro con la copertura nazionale”. “Bisogna puntare l’accento – ha proseguito – sul fatto che la pandemia non è finita, che durante l’inverno ci sono sempre degli imprevedibili rialzi di contagio, con un altrettanto imprevedibile impatto sui servizi ospedalieri. Quindi le due grandi azioni devono essere volte a ridurre la circolazione virale da un lato, e dall’altro innalzare il muro di protezione nei confronti di fragili e anziani che sono le persone che rischiano di più di andare all’ospedale, oppure addirittura di lasciarci la vita”. “Fare previsioni è impossibile, come ha detto Ecdc che ha invitato tutti i paesi Ue ad essere preparati e pronti, e noi su questo, anche in considerazione del cambio istituzionale, rischiamo di non esserlo e di inseguire il virus per il terzo inverno consecutivo” avverte, ricordando che “nella metà di settembre avevamo circa 15mila casi al giorno, adesso siamo quasi a 36mila, un totale di 500mila attualmente positivi e già un impatto sugli ospedali non trascurabile, sono già 1.600 posti occupati in più in una decina di giorni, fortunatamente molto meno in terapia intensiva”. Secondo Cartabellotta le problematiche del Sistema sanitario sono: “La prima è il finanziamento pubblico che anche nella nota di aggiornamento del Def tenderà ad una riduzione e poi ad una stabilizzazione, quindi di fatto questo incremento che abbiamo avuto negli ultimi anni è servito più a gestire la pandemia che a rafforzare strutturalmente il Servizio sanitario nazionale. Il secondo problema è quello del personale che in conseguenza di una inadeguata programmazione ultradecennale ha fatto sì che oggi in alcune aree, penso ai Pronto soccorso, non si riescano a trovare gli specialisti nemmeno a pagarli a peso d’oro proprio perché non ci sono”.

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