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Covid ed economia, l’allarme del settore bar-ristorazione: «Molte attività non riapriranno i battenti»

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«L’attuale Dpcm come quelli adottati fino ad oggi, ci condanna ancora una volta a restare chiusi. Oramai è quasi un anno – tranne la parentesi della stagione estiva – che siamo obbligati a restare chiusi. Molte attività hanno abbassato le saracinesche, tante altre sono pronte a farlo». E’ l’allarme lanciato da Franco Mano, imprenditore crotonese, in una nota sulla situazione in cui versa il settore bar-ristorazione. «Il mondo della ristorazione, dei locali di aggregazione tra giovani, dei bar, ma soprattutto dell’indotto – continua –  avrà una grossa ripercussione sulla crescita del nostro Pil. Anche il futuro di tantissime aziende, produttrici di eccellenze made in Italy, sarà compromesso, perché ricordiamoci che noi siamo la parte più importante oltre che quella finale di questa filiera. Parliamo di un settore che dà molti posti di lavoro e offre molte opportunità di crescita ad un intero paese e offre a molti professionisti delle opportunità fondamentali per il loro futuro. Nei mesi a venire potremmo sicuramente capire  quanto danno avrà fatto questa emergenza sanitaria.

«Quando sarà – prosegue Mano – queste attività avranno ancora una volta “a spese proprie” il compito di ripartire, cercando ancora una volta di valorizzare questo grande patrimonio culturale, economico e occupazionale, che il nostro Paese ha, ma sia ben chiaro che da soli e con le nostre forze sarà molto difficile, le perdite non saranno sicuramente facili da smaltire subito, quindi, non è scontato che saremo tutti pronti a riaprire le nostre attività. L’appello alle istituzioni nazionali, regionali e locali, è quello di prevedere oggi gli strumenti giusti per sostenerci, oltre i ristori, (molto importanti) c’è bisogno di altro per il futuro, per far sì che possiamo ancora avere fiducia nella ripresa economica delle nostre attività.  Se consideriamo gli enormi sforzi economici sostenuti fino ad oggi da parte nostra e quelli che verranno, il danno economico e sociale è corposo. Quindi non chiedeteci ancora pazienza e senso di responsabilità per la collettività, se poi la collettività se ne infischia di rispettare le restrizioni, non diteci che dobbiamo comprendere che la colpa non è di nessuno, visto il sistema sanitario che abbiamo. Occorre quindi, invertire la rotta, aumentando le restrizioni e potenziando il sistema sanitario, per venirne fuori il prima possibile e tutti insieme, e che i cittadini, in modo particolare i giovani, siano molto più responsabili di come hanno fatto fino ad oggi, per evitare un vero e proprio collasso sociale ed economico che coinvolgerà tutti non più solo noi in futuro».

 

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