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Cresce la domanda di profili Stem, presentato il secondo studio dell’Osservatorio Deloitte

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(Agenzia Vista) Roma, 16 luglio 2022
Si è svolta a Milano la presentazione del secondo studio dell’Osservatorio STEM “Rethink STE(A)M education – A sustainable future through scientific, tech and humanistic skills” promosso da Fondazione Deloitte e dal Programma di Politiche Pubbliche di Deloitte. “Il mondo del lavoro sta cambiando in fretta e le competenze STEM saranno cruciali per le nuove generazioni”, spiega il Presidente di Fondazione Deloitte, Guido Borsani, nel presentare la ricerca. “Nonostante questo trend sia chiarissimo, è ancora limitato il numero di giovani, e soprattutto di ragazze, che sceglie un percorso di studi STEM. Lo avevamo visto nella prima edizione del nostro Osservatorio e continuiamo a vederlo a distanza di due anni in questo studio in cui abbiamo allargato il campo di osservazione ad altri Paesi europei. Bisogna invertire rotta e fare in modo che i nostri giovani si avvicinino al mondo Stem”. Come era già emerso nella prima Edizione dell’Osservatorio STEM, in Italia le donne sono una minoranza all’interno del mondo STEM. Ma il gender gap è un problema diffuso non solo nel nostro Paese: in tutti i Paesi considerati le donne rappresentano in media meno di un terzo del totale dei laureati STEM. Allo stesso tempo, però, in tutti i Paesi le donne ormai costituiscono dal 50% al 60% del totale dei laureati in generale. In altre parole: mentre nelle università si rileva una presenza sempre maggiore di laureate, le facoltà STEM rimangono a prevalenza maschile. La differenza tra uomini e donne, però, arriva a percentuali molto diverse a seconda delle discipline considerate. Ad esempio, nelle facoltà di scienze naturali il gender gap è sostanzialmente chiuso: qui, in media, le donne rappresentano quasi la metà (48%) sul totale dei laureati. Al contrario, se si considera il settore ICT, le donne sono ancora in netta minoranza e rappresentano, in media, il 20% dei laureati. Leggermente migliore la situazione nelle facoltà di ingegneria, dove, comunque, la presenza femminile in media non supera il 30%. A incidere sulla presenza femminile sono bias cognitivi e percettivi, stereotipi culturali, ma anche la mancanza di visibilità nello spazio pubblico.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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