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Crisi di Governo: è il giorno di Mario Draghi in Senato per le comunicazioni – SEGUI LA DIRETTA

Scritto da: FRANCESCO SIBILLA

«L’unica strada se vogliamo restare insieme è ricostruire da capo il patto di fiducia alla base del governo. Con coraggio, altruismo, credibilità». Così il presidente del Consiglio Mario Draghi in Senato per le comunicazioni. Tra i punti del patto il Pnrr, sul quale le mafie «non devono avvicinarsi».

+++ IN AGGIORNAMENTO +++

La giornata più difficile dalla nascita del governo Draghi inizierà alle 9,30 da Palazzo Madama. Saranno quindi i senatori del M5S i primi a giudicare il discorso del presidente del Consiglio, ovvero, se esso conterrà le risposte che alle nove questioni poste da Conte. Ci avevano provato il capogruppo pentastellato, Davide Crippa, Pd ed Italia viva, ad iniziare il percorso da Montecitorio, dove il gruppo dei cosiddetti governisti Cinquestelle è più numeroso, così da poter orientare quello successivo al Senato. Un azzardo fallito, perchè la prassi vuole che si parta da Palazzo Madama. La strada è in salita, anche se rispetto a ieri pare circolare un po’ di fiducia in più: l’ala contiana aspetta segnali, ma nel gruppo dell’ex premier c’è chi è per la fiducia incondizionata a Draghi, ed altri potrebbero unirsi (Crippa uno dei primi sospettati, stasera ha detto che tutto dipende da cosa dirà Draghi e da come si reagirà alle sue parole). Non è un caso che sia proprio Di Maio a sguinzagliare i suoi per convincerli a varcare il confine, o comunque a restare nella maggioranza. Sarebbe più facile far passare il concetto di continuità, riducendo ancor di più i termini del ‘partito di Conte’, come lo definisce con disprezzo il ministro degli Esteri.

Intanto, anche ieri il pressing nei confronti di Draghi perchè vada avanti è stato asfissiante: dopo aver incontrato Mattarella, l’ex banchiere ha ricevuto a Palazzo Chigi il segretario del Pd, Enrico Letta, mandando su tutte le furie il centrodestra, ed in particolare Giorgia Meloni, che ha chiesto parità di trattamento (ma non ci sarebbe stato il tempo). Se, però, si vuole un segnale inequivocabile di come venga valutata la bizzarra crisi di un governo il cui capo si dimette nonostante abbia ancora una più che ampia maggioranza, esso è provenuto oggi da Fitch: secondo l’agenzia di rating, l’incertezza politica in Italia è ormai indipendente da quello che accadrà domani. Anche se Draghi dovesse rimanere, per l’agenzia statunitense la ricerca di maggiore visibilità da parte dei partiti amplificherebbe ugualmente le tensioni. Non solo: i dubbi riguardano proprio i principali temi economici, ovvero tasse, legge di bilancio ed obiettivi del Pnrr. Cioè, l’Italia sarebbe poco affidabile sulle questioni per le quali Draghi veniva ritenuto indispensabile, ed a prescindere da Draghi stesso.

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