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Crotone, l’operato di mons. Angelo Panzetta nel solco lanciato da Papa Francesco (VIDEO)

Nel nome di Francesco. Il quale anche recentemente, cioè nella prima domenica di Pasqua, e proprio all’atto della nomina di una ventina di nuovi vescovi, aveva ammonito che la Chiesa non è un’associazione culturale o un sindacato. Il solco tracciato dal Papa argentino che lo ha nominato vescovo è quello in cui si muoverà monsignor Angelo Panzetta, nuovo pastore dell’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina. Con tono deciso e con nettezza, nella sua prima omelia all’interno del palasport, il presule ha detto che il suo stile episcopale non sarà un trapianto di esperienze fatte nelle chiese di altri territori e non avrà altra prospettiva che quella del Concilio Vaticano II, attualizzata ed incarnata da Papa Francesco e contenuta nella Evangelii gaudium, la sua prima esortazione apostolica dopo l’elevazione al soglio Petrino, a partire dalla predilezione per i più poveri, per le famiglie in difficoltà, gli immigrati, gli anziani, i malati ed i giovani. Forti i richiami alla necessità di non farsi rubare la speranza ed all’umiltà.

Ma monsignor Panzetta ha più volte insistito sulla necessità del pastore di essere vicino al suo popolo, e soprattutto agli ultimi, e di essere pronto a fasciare ferite, farsi carico, prendersi cura. E di essere accanto, con amore di padre, ai propri presbiteri perché la relazione tra vescovo e preti, afferma il presule, ha ricadute immediate nella qualità di vita delle chiese particolari. L’America Latina presa ad esempio: citando monsignor Romero, l’arcivescovo di San Salvador ucciso nel 1980, che predicava la necessità di una chiesa umile e povera, che non può avere paura di sporcarsi le mani con la vita reale, concetto ripreso da Francesco, per il quale il pastore non può stare lontano dalla sofferenza del suo popolo.

Francesco Sibilla

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