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Da Marcedusa al monte Gariglione: qui la transumanza è un rito di famiglia

Da quattro generazioni la famiglia Mancuso rinnova questa esperienza la cui origine si perde nella notte dei tempi Scritto da: FRANCESCA TRAVIERSO

È una pratica che si ripete da tempo immemore, che per secoli ha contribuito a definire la dimensione produttiva, ma anche socioculturale, dei nostri territori. Ma la transumanza è anche una festa di comunità che si ripete due volte all’anno, che si condivide con amici e familiari; un affascinante viaggio di persone ed animali che si muovono secondo ritmi dettati dalla natura, celebrando l’avvicendarsi delle stagioni. E per i più giovani un autentico rito di passaggio.

In tanti – quasi tutti – hanno per molti anni deciso di sostituire la transumanza classica con il trasferimento delle mandrie a bordo di camion. Rischiando di far perdere questo patrimonio fatto di riti, di senso di comunità e appartenenza: una vera e propria cultura tramandata da secoli di generazione in generazione. La famiglia Mancuso, di Marcedusa, no: ha deciso che quel rito, quella festa, dovesse essere preservata a tutti i costi, col suo carico di storia, di simbologia, di identità.

La transumanza porta con sé un patrimonio dal grandissimo valore identitario: la rete dei tratturi, le emergenze architettoniche lungo le vie degli spostamenti, i nomi che i luoghi hanno preso nel corso del tempo, e ancora la gastronomia, la musica, l’artigianato. È anche per questo che l’Unesco l’ha riconosciuta patrimonio culturale immateriale

Interviste ad Antonio Mancuso e Salvatore Mancuso 

 

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