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Depurazione in Calabria, Ferrara (M5S): «La Regione non ha lavorato per risanare il comparto»

«Non ci sono giustificazioni per la Regione Calabria e per chi da anni di fatto gestisce il settore della depurazione. Sono responsabili e complici dello stato pietoso in cui versa il comparto depurativo». Interviene sul sistema depurativo calabrese l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Laura Ferrara, riconfermata al Parlamento europeo dal voto dello scorso 26 maggio, sulla poca trasparenza che finora ha caratterizzato la gestione dei fondi destinati al settore, sulle problematiche relative alla balneabilità dei nostri mari. Tutte tematiche che l’hanno vista impegnata in prima linea nel suo primo mandato e che ha intenzione di seguire ancora per quello appena avviato.
«Leggo – afferma l’eurodeputata – delle dichiarazioni in seno alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle  ecomafie rilasciate dal dirigente generale del dipartimento Presidenza della Regione, Domenico Pallaria. Ammette il suo stesso fallimento e quello delle amministrazioni regionali, attuale e precedenti. I milioni di euro arrivati dall’Unione Europea e destinati al riefficientamento degli impianti depurativi calabresi erano di gestione diretta della Regione che li destinava ai Comuni. Il controllo sull’effettiva spesa di questi fondi spettava dunque alla Regione. Si denuncia l’inoperatività dell’Autorità idrica calabrese (Aic), niente di più vero, da oltre un anno, quindi dal suo avvio sto denunciando la stessa cosa. Su questo tema è bene sottolineare che la Regione Calabria non è attore esterno, tant’è che il Dipartimento Lavori Pubblici ne aveva redatto lo Statuto commettendo una grave ingerenza nei confronti dell’autonomia dell’Assemblea dei quaranta sindaci. Ovviamente poi non se ne seppe nulla».
«Il fallimento di anni di gestione scellerata – continua la pentastellata – di assoluta mancanza di progettualità è come sempre sotto gli occhi di tutti, nei nostri mari. Ancora una volta il rapporto Arpacal conferma come a Reggio Calabria la qualità delle acque sia scarsa. Nella città dello Stretto permane un divieto temporaneo di balneazione già dal 19 giugno 2014, il perdurare di questa grave situazione, oltre a mettere a rischio la salute dei cittadini, non può che danneggiare il comparto economico di una città a forte vocazione turistica. Da chi, dunque, è corresponsabile delle criticità in materia depurativa ci si aspettava azioni concrete volte al miglioramento ed alla risoluzione degli atavici problemi del settore. Quindi una maggiore trasparenza nella spesa dei fondi e controlli puntuali, almeno in questi ultimi anni sulle opere di manutenzione e ristrutturazione degli impianti. Ciò non è avvenuta ed un mea culpa non basterà».
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