L'Editoriale Notizie Primo Piano

Di Gratteri si temono le inchieste attuali e quelle prossime: i possibili esiti delle prime e gli inimmaginabili sviluppi delle seconde

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

Di Nicola Gratteri si temono le inchieste attuali e quelle prossime: i possibili esiti delle prime e gli inimmaginabili sviluppi delle seconde. Il nodo centrale di tanti mal di pancia è questo. Le ostilità palesi e quelle mascherate da presunti nobili fini, gli attacchi frontali o le coltellate alle spalle, i tentativi di delegittimazione che si appigliano a ipotetiche macchioline che non esistono, si muovono lungo un filo conduttore principale. Il sistema di potere deviato, illegale e anticostituzionale ha per la prima volta paura. Ha paura di poter crollare e di essere smascherato. Si riteneva onnipotente e al di sopra delle leggi. Immaginava di poter continuare a gestire tutto fregandosene delle sofferenze o dei bisogni del popolo, dello sperpero epocale di risorse pubbliche, della devastazione di servizi essenziali, della negazione di ogni concetto di meritocrazia. Il sistema di potere deviato, che nel termine massomafia ha trovato una sua definizione calzante, ha usato la ‘ndrangheta in certi contesti, mentre per altri ha mosso disinvoltamente le leve della politica ammalata, degli apparati infedeli, di certa burocrazia famelica e onnivora. La Calabria è stata massacrata, indebolita, stuprata dalla massomafia, sovraccaricata di emergenze.
Ovunque, nella storia passata e recente della Calabria, ci siano state grosse fette di risorse pubbliche da gestire la massomafia ci ha affondato le unghie. Si pensi alla sanità e alle tante inchieste giudiziarie che hanno svelato tecniche predatorie consolidate. In Calabria la massomafia è diventata uno Stato nello Stato, con le sue regole brutali, le sue finalità criminali, l’abilità di accumulare ricchezze e portare a sintesi affari assai lucrosi, ma soprattutto con la propensione a mimetizzarsi, tra logge illegali, salotti apparentemente eleganti, legami stretti e oleosi con esponenti delle istituzioni che si sono trasformati in “mandarini” autoreferenziali, accecati dalla sete di potere o desiderosi di fare la bella vita piuttosto che di garantire alla comunità il rispetto delle regole.
Questa è stata, ed è per certi aspetti ancora, la Calabria, così come si evince da una lettura non banale e non formalistica delle inchieste giudiziarie in corso, a prescindere dalle responsabilità dei singoli che verranno valutate dai Tribunali. Il pregio fondamentale di Nicola Gratteri, Procuratore distrettuale a Catanzaro, è quello di aver intuito, nel duro e pericoloso lavoro di contrasto alla ‘ndrangheta, che i poteri criminali si erano evoluti al punto da diventare pezzi rilevanti di società, con addentellati ovunque, fino al punto quasi da invertire schemi consolidati. Chi c’è accanto ai boss? Ci sono nuove figure di boss? Ci sono boss che alla solitudine delle montagne preferiscono le stanze del potere? Scava scava la ‘ndrangheta è apparsa nella sua veste aggiornata, 2.0 o addirittura 3.0. Perché certi immensi affari che non siano traffico di droga o di armi, prostituzione o scommesse clandestine, li puoi gestire solo con la complicità di pezzi di burocrazia, di politica, di istituzioni. E quando queste complicità diventano un unico consolidato sistema non hai più neanche bisogno di sparare, perché hai imparato ad usare altri proiettili più sofisticati.
Ecco perché, ripeto, di Nicola Gratteri si temono le inchieste attuali e quelle prossime: i possibili esiti delle prime e gli inimmaginabili sviluppi delle seconde. Teniate sempre a mente questo assioma e non dubitiate mai!

Condividi su Whatsapp
1K Condivisioni

Commenti

Clicca qui per commentare

 

VIDEO ONLINE – AGENZIA VISTA