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Dia: “La ‘ndrangheta si mimetizza a Roma”

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Le mafie traggono la “linfa vitale”, necessaria a rigenerarsi “in soggetti sempre più giovani, impiegati in professioni poco qualificate, o senza occupazione”. Lo scrive la Direzione investigativa antimafia nella relazione sull’attività del primo semestre 2018 consegnata al Parlamento, sottolineando che, se da un lato le organizzazioni criminali investono sempre di più su imprenditori e liberi professionisti, dall’altro puntano ad arruolare persone in attesa di occupazione nella fascia più giovane, quella tra i 18 e i 40 anni.

Dall’analisi degli investigatori della Dia, a Roma emerge “uno spaccato importante della capacità della ndrangheta di infiltrarsi nel territorio romano nascondendo o facendo perdere le proprie tracce”. Secondo la relazione, “proprio questa capacità mimetica rende difficile tracciare una mappatura esatta della presenza della ndrangheta sul territorio della Capitale”. Diversi i riferimenti ad esponenti di cosche crotonesi, reggine e cosentine, queste ultime specializzate nell’usura, nelle estorsioni, nelle rapine e nel traffico di droga ed armi, avvalendosi anche del supporto di pregiudicati romani.

Nel primo semestre del 2018 sono state emesse 241 interdittive antimafia nei confronti di imprese che sono state così escluse dalla contrattazione pubblica. Il numero più alto di provvedimenti firmati dai prefetti si registra in Calabria (87 interdittive); seguono Sicilia (34), Campania (28), Lombardia (22), Puglia (21) ed Emilia Romagna (11).

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