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“Dirty iron”, presunto traffico di rifiuti speciali ferrosi scoperto nel Reggino (Video)

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Un traffico illecito di rifiuti speciali, con base operativa in area ionica della Provincia di Reggio Calabria, è al centro di una operazione condotta dai Carabinieri su disposizione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione distrettuale antimafia, diretta da Giovanni Bombardieri. L’operazione, denominata “Dirty iron” ha portato al sequestro preventivo d’urgenza delle ditte “Ferro Sud s.r.l.” e “Lo.Ca.Fer s.r.l.”, entrambe aventi sede operativa nel comune di Siderno (RC) ed operanti nel settore dei rifiuti speciali.

Trentotto sono le persone deferite a vario titolo all’Autorità giudiziaria, al termine di un’inchiesta avviata nel 2012 “e compendiata – si legge in una nota stampa – nelle informative del Nipaaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale Carabinieri) di Reggio Calabria, del Compartimento Polizia Ferroviaria di Reggio Calabria e della Stazione Carabinieri di Sant’Ilario dello Ionio”.

Secondo l’accusa la ditta Ferro Sud s.r.l. sarebbe “il fulcro di un’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti speciali, alla quale hanno fornito un concreto e sistematico contributo numerosi soggetti terzi, anch’essi deferiti in concorso con gli amministratori delle ditte gravate dai provvedimenti di sequestro”. “Presso la Ferro Sud – proseguono gli inquirenti – giungevano quotidianamente ingenti quantità di rifiuti speciali conferiti sia da ditte (molte delle quali sprovviste della dovuta iscrizione all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali), sia da soggetti privati. Molti dei conferimenti in entrata di rifiuti alla sede aziendale non risultavano essere mai stati annotati negli appositi registri di carico, con inevitabile pregiudizio alla tracciabilità dei rifiuti stessi. Gli ingenti quantitativi di rifiuti, provenienti anche da raccoglitori ambulanti e da soggetti non autorizzati a svolgere attività di raccolta e trasporto, venivano conferiti alla ditta dietro corrispettivo in denaro, quantificato in base alla tipologia e al peso del rifiuto consegnato, per poi essere destinati ad altri cicli produttivi, senza subire alcun preliminare trattamento di recupero. Dalle risultanze investigative emergeva, difatti, che le ditte gravate dall’odierno provvedimento di sequestro fossero prive dei presidi tecnologici necessari al recupero dei rifiuti metallici al cui trattamento risultavano autorizzate. I rifiuti, tali e quali, anche contaminati da sostanze pericolose, venivano così avviati ad altri comparti produttivi, andando ad inficiare la qualità del prodotto finale di settori strategici dell’industria nazionale, oltre a costituire fonte di pericolo per la salute pubblica”.

Un’operazione che ha condotto al sequestro delle due aziende, dei relativi beni aziendali e dei conti correnti bancari, oltre che all’emissione di ulteriori sedici misure cautelari reali eseguite nei confronti di soggetti ritenuti implicati, a vario titolo, nella vicenda.

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