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Dura protesta dei tirocinanti degli enti locali alla Cittadella Regionale (VIDEO)

Ci sono tirocinanti e tirocinanti. Nati come esperienze professionali che avevano, come principale intento, quello di formare una persona in vista di un suo futuro inserimento nel mondo del lavoro, i tirocini si sono via via trasformatiin uno strumento col quale la Regione Calabria ha provato a rispondere alle urgenze determinate dalla crisi occupazionale, una sorta di salario minimo garantito però temporaneamente, per giunta con differenze e distinguo che col tempo non hanno fatto altro che aggravare una situazione di per sé poco elettrizzante. Man mano che si avvicinava la scadenza di fine luglio le proteste sono aumentate, e ieri è stata la volta dei tirocinanti degli enti locali, che chiedono l’equiparazione e la parità di trattamento con quelli extracurriculari, sia per quel che riguarda il compenso economico, sia per la continuità dell’impegno. La manifestazione svoltasi nel piazzale della sede della Regione ha richiamato a Catanzaro centinaia di persone arrivate da tutt’e cinque le province calabresi, in rappresentanza del migliaio circa di ex percettori di mobilità in deroga, per chiedere di essere trattate come coloro che prestano la loro attività nei tribunali, nelle scuole e nei musei. Ad accompagnarli anche numerosi amministratori locali, sindaci o loro delegati con tanto di fascia tricolore, perché per i comuni calabresi, che non possono effettuare assunzioni per sopperire alla carenza di personale ed i cui organici si stanno riducendo all’osso con gli ultimi provvedimenti del governo che incentivano i pensionamenti, queste persone svolgono un ruolo fondamentale, come sottolineano sia Andrea Falbo, consigliere comunale di Cosenza delegato alle strategie per il lavoro, sia il vice sindaco di Petilia Policastro, Francesca Costanzo.

Il problema è che dopo la promessa di una proroga per riconoscere le competenze acquisite e dell’organizzazione di corsi di qualifica professionale per poter partecipare ai concorsi pubblici, ora la Regione sembra aver cambiato idea, dirottando queste persone verso tirocini d’inclusione che trasformerebbero natura e scopi delle loro prestazioni. E questo, nonostante i tirocinanti facciano tutti parte di un’unica banca-dati. Anche sull’entità delle risorse disponibili regna la massima confusione. E l’esasperazione dei precari, la cui età media non offre molte speranze di reinserimento, cresce.

F.S.

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