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E se Pittelli decidesse di parlare e di spiegare cos’è stato il sistema di potere in Calabria?

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Cosa accadrebbe se l’avvocato Giancarlo Pittelli, noto penalista e uomo politico calabrese oggi detenuto a Nuoro a seguito di un’importantissima inchiesta della Dda distrettuale di Catanzaro guidata dal Procuratore Nicola Gratteri, decidesse di parlare e di spiegare cos’è stato il sistema di potere in Calabria? Non vogliamo assolutamente, con questa domanda, entrare nei meandri di un’inchiesta che conosciamo solo dalla lettura della stampa. Né peraltro siamo interessati a proporre un classico “pezzo” di cronaca giudiziaria. L’intenzione, piuttosto, è quasi di natura sociologica, e poi politico-culturale nell’accezione più alta della definizione. L’avvocato Giancarlo Pittelli è un professionista conosciutissimo nel suo ambiente e nell’opinione pubblica. Ha vestito per tanti anni la toga di avvocato a ottimi livelli, ha fatto parte effettiva dell’alta borghesia catanzarese e calabrese, è stato un politico e un parlamentare, ha avuto relazioni importanti e molto qualificate. Per queste ragioni, anche al di là delle vicende specifiche dell’inchiesta che lo coinvolge, è memoria attenta e articolata del sistema di potere calabrese e catanzarese, considerando che il capoluogo ha svolto per tanti anni un ruolo di primo piano, di guida, di comando. Un uomo come lui sa tanto e in questa affermazione non vogliamo in alcun modo riferirci solo a fatti e vicende penalmente rilevanti. Pittelli sa tanto perché ha visto tanto, ha ascoltato tanto, ha vissuto tanto, ha deciso ed ha contribuito a decidere tanto, o comunque è in grado di ricostruire i percorsi politici (e non solo) di tante decisioni e scelte, a 360 gradi.

In qualche modo, ma senza alcun riferimento, vogliamo precisarlo ancora, alle inchieste giudiziarie in atto, il caso Pittelli può essere paragonato al caso Palamara che sta riempiendo da settimane le pagine dei giornali, i tg e le principali trasmissioni televisive. Anche Palamara potrebbe essere intenzionato a spiegare fino in fondo come ha funzionato esattamente il suo mondo, anche per evitare, come ha sottolineato egli stesso in alcuni recenti interventi, di accettare supinamente l’ingrato ruolo di capro espiatorio. Pittelli, mutatis mutandis, potrebbe immaginare di raccontare un bel pezzo di storia calabrese e catanzarese, soffermandosi sulla gestione del potere intesa in tutte le sue possibili accezioni. Potrebbe volerlo fare perché si sente stanco e un po’ solo, per favorire l’avvio di un processo di cambiamenti reali, per far comprendere che un sistema ha tante facce e tanti volti, tante sfumature e tonalità di grigio.

L’Italia è in crisi profonda. La Calabria lo è ancora di più. Per ripartire, e non per continuare come si sta facendo a rimestare sempre la stessa minestra o quasi, occorrerebbe una grande Operazione Verità, non ipocrita e non superficiale. Capire, resettare e rimettersi in moto verso nuovi equilibri più giusti, sostenibili e adeguati ai tempi.

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