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Elezioni comunali, i Catanzaresi abbiano un sussulto d’orgoglio! Rimettere subito la partita sui binari giusti

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

I Catanzaresi abbiano un sussulto d’orgoglio! Orgoglio civico, storico, identitario, culturale. E subito una precisazione. Solo la scarsa consapevolezza dei processi storici ha trasformato il concetto di “identità” in un valore di destra antiquata, mentre era nato per difendere le piccole comunità, le piccole imprese, gli artigiani, gli agricoltori, la gente comune dalle violente degenerazioni di un certo modo di intendere la globalizzazione che tutto appiattisce, uniforma, standardizza, a vantaggio di poche fameliche multinazionali. La battaglia identitaria avrebbe dovuto essere post-ideologica e non il “cavallo di troia” di una destra antica, sconfitta nel ventesimo secolo e impresentabile agli occhi della comunità internazionale. Parentesi chiusa.
Non tutti hanno gli strumenti culturali e professionali per fare i consiglieri comunali, e a maggior ragione gli assessori comunali. Non credo al governo dei tecnici, ma neanche al governo degli incapaci o degli improvvisati. Anzi, sia chiaro: un uomo come Mario Draghi, eminente tecnico, arriva al governo del Paese proprio per la debolezza assoluta di certa politica. Ma ve l’immaginate un mondo politico italiano popolato di De Gasperi, Togliatti, Nenni, Pertini, Moro, Berlinguer… consegnare le chiavi dei palazzi a dei profili tecnici per quanto di altissimo livello? L’Italia recuperi la politica alta e scongiurerà il rischio della tecnocrazia. Altrimenti, meglio la tecnocrazia illuminata che non la demagogia populista, inconcludente, inadeguata. Analogo ragionamento è applicabile a livello regionale e locale, dove esiste un fattore ancora più terrificante: i tentacoli della ‘ndrangheta.
Gridiamolo forte, quindi: Catanzaro, capoluogo di regione, ha necessità assoluta di un consiglio comunale altamente qualificato e all’altezza di compiti non facili. Fare la scelta di dedicarsi al governo della città non può essere né un ripiego rispetto a eventuali esigenze di natura, diciamo così, personale, che andrebbero affrontate in altro modo, né un passatempo. Dedicarsi alla cosa pubblica è la più importante delle virtù, dai tempi di Pericle. Occorrono attitudini, mezzi, tempo, passione, e soprattutto libertà di movimento e di espressione, mancanza di condizionamenti di qualsivoglia natura. A cosa serve un possibile proliferare di liste, con la corsa alla candidatura e alla richiesta di candidatura, se non a incentivare un andazzo assurdo, sbagliato, dannoso, che sta mortificando in tutte le città, di quinquennio in quinquennio, proprio i capisaldi della vita democratica? Ha senso in città che contano dai 50mila ai 100mila abitanti immaginare quasi o oltre mille candidature? Arriveremo al voto condominiale? Una parcellizzazione del consenso non motivata da scelte ponderate, da fiducia nelle capacità di qualcuno, ma piuttosto da rapporti diretti (il familiare, l’amico, il cugino, il collega di lavoro, e perché no l’amante, l’innamorato…). Ma via. Basta! L’eccessiva frammentazione della preferenza è anche un indiretto condizionamento della libertà di voto, perché consente di “fotografare” il risultato. Facciamo un esempio. Se un soggetto “x” di Gagliano, che potrà al massimo raccogliere 30 preferenze, ha uno zio a Catanzaro Lido, riuscirà con certezza assoluta a capire se il “vincolo familiare” ha retto o no. Ma vi sembra questo il modo di educare la cittadinanza, i giovani, verso il passaggio a una democrazia forte, compiuta, sana, efficiente ed efficace? No! Non lo è!
Passiamo poi ai partiti. In questa campagna elettorale, almeno per ora, ho visto una maggiore coerenza del centrosinistra classico, rispetto a un centrodestra storico che non sta riuscendo ad assumersi le proprie responsabilità politiche. Il centrodestra classico ha governato da tanti anni sia il Comune sia la Provincia ed è quindi chiamato a spiegare ai Catanzaresi che cosa ha saputo fare e che cosa intende migliorare. La ricerca di possibili scorciatoie non convince e induce a pensare che si giochi una partita di potere e non politica.
Un ultimo passaggio sui candidati a sindaco. Allo stato mi sembra che il livello sia abbastanza alto. Per tutti. Nicola Fiorita, Antonello Talerico, Valerio Donato i principali in campo, senza nulla togliere agli altri che menzionerò a schema definitivo. Hanno avuto tutti un gran coraggio a esporsi. La poltrona di sindaco non è una poltrona comoda. Può dare tanto ma può togliere anche molto, ovviamente in relazione ai propositi e alle aspettative di ognuno. I partiti, i movimenti cosiddetti civici, gli intellettuali della città, la stampa, le forze economiche e sociali dovrebbero in qualche modo “proteggerli”, nel senso di chiedere loro di impegnarsi nel delineare programmi e progetti, e non di collaborare a comporre affannosamente elenchi di candidati, a monitorare e aggregare pezzi e pezzettini, a sprecare tempo utile per definire un numero di liste complessivamente sproporzionato. La stampa dovrebbe giocare un ruolo pedagogico ancora più decisivo, riducendo al minimo la mera cronaca “politichese” che altrimenti rischia di dare spazio anche a chi avrebbe mille cose più consone da fare nella vita. Meno cronaca e meno generosità per i comunicati, più analisi. I Catanzaresi abbiano un sussulto d’orgoglio. Soprattutto i Catanzaresi che questo orgoglio potrebbero sfoderare anche per la condizione sociale che hanno il privilegio di condividere con pochi. Le stesse associazioni di categoria dovrebbero svolgere un ruolo più incisivo, e così i sindacati. La cosiddetta società civile dovrebbe muoversi, agire, farsi sentire con voce tonante. Penso al mondo dell’università e della scuola, dei centri culturali, del volontariato, dell’associazionismo vero. Catanzaro ha assoluto bisogno di cambiare, di migliorare se stessa, di non consumarsi in piccole faide localistiche che hanno solo difetti e controindicazioni. Ne riparleremo a giorni!

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