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Elezioni Regionali: Calabria, nessun rinvio in vista

Il conto alla rovescia prosegue regolarmente anche se qualcuno dissimula Scritto da:

Ogni tanto giunge qualche spiffero su un eventuale, ulteriore rinvio delle elezioni regionali dell’11 aprile prossimo in Calabria. In realtà, al momento non si sono frapposti ostacoli, e soprattutto non vi è alcuna intenzione di posticipare ancora la consultazione che a fine novembre era stata fissata al 14 febbraio, ed un mese dopo era stata fatta slittare perchè nel frattempo i dati epidemiologici erano nuovamente schizzati verso l’alto. Da Roma non è giunto alcun segnale che faccia anche solo pensare ad un’altra dilazione, anzi, si resta ancorati alla circolare inviata dalla direzione centrale per i servizi elettorali del ministero dell’Interno ai cinque prefetti calabresi, invitati a procedere alla revisione straordinaria delle liste elettorali, cioè quel meccanismo dinamico d’inclusione dei nuovi votanti, per esempio i cittadini che fino alla data del voto avranno compiuto i 18 anni e dunque maturato il diritto all’elettorato attivo, e di cancellazione delle persone nel frattempo decedute.

Proprio quella circolare attiva una serie di scadenze circa provvedimenti che i singoli comuni dovranno adottare: oggi, per esempio, quando al voto mancano esattamente 45 giorni, i comuni devono affiggere presso le proprie sedi il manifesto col quale si convocano i comizi ed iscrivere nelle proprie liste i nomi degli elettori immigrati da altro comuni, e ad apportare eventuali cancellazioni dalle stesse liste e le variazioni legate ai cambi di abitazione. Proprio da oggi, inoltre, è scattata la par condicio, che vale sia nel periodo che precede la data di presentazione delle candidature, sia da quel momento e fino alla chiusura della campagna elettorale. Insomma, il conto alla rovescia prosegue regolarmente anche se qualcuno dissimula, finge d’ignorare che la macchina sia stata attivata e che la marcia continua senza ostacoli. Un atteggiamento miope, probabilmente anche malizioso: val la pena di ricordare che anche il presidente del Consiglio, Draghi, otto giorni fa, nel suo discorso d’insediamento, si è rivolto alle forze politiche dicendo che ‘il tempo del potere può essere sprecato anche nella sola preoccupazione di conservarlo’.

Che il voto in Calabria sia urgente assai più che altrove lo gridano i fatti: troppe le emergenze, compresa quella sanitaria, in questo momento in sonno solo perchè i dati sui contagi sono accettabili e la pressione sulla sanità pubblica è sopportata senza problemi, ma occorre che la politica si riappropri del suo ruolo strategico, che non può essere incarnato da un reggente mai eletto, Antonino Spirlì, che assomma un numero di deleghe che neanche Giolitti o De Gasperi avrebbero seriamente potuto pensare di gestire. Senza contare che dopo poco più di un mese dalla morte della presidente Santelli sono stati arrestati prima il presidente del Consiglio regionale, Domenico Tallini, implicato nell’inchiesta ‘Farmabusiness’, e poco più di un mese fa la stessa sorte è toccata all’assessore regionale al bilancio, Franco Talarico, nell’ambito dell’inchiesta ‘Basso profilo’. A due eventi di gravità e conseguenze travolgenti, alla Cittadella hanno reagito con un’alzata di spalle, un atteggiamento quantomeno singolare in una regione in cui la questione morale in politica è un imperativo.

Si possono capire gli interessi di parte, ma l’impasse la Calabria proprio non può permettersela in un momento storico difficilissimo in cui il Paese è compresso fra la lotta al virus ed un complicato tentativo di rilancio legato alla speranza del Recovery plan. I problemi delle imprese, dei lavoratori autonomi, delle famiglie, l’allargamento delle sacche di povertà impongono di accelerare l’appuntamento con le urne. È vero, la pandemia è una variabile che condiziona ogni decisione che riguarda la vita pubblica ma a 45 giorni dal voto, ed a meno che la situazione improvvisamente non precipiti, le condizioni sembrano propizie per dare la parola ai cittadini ed al principale strumento democratico. Del resto, anche la liturgia della campagna elettorale va riconsiderata alla luce delle misure di contrasto, ed in attesa che anche in Italia ci si adegui a modalità adottate da alcune delle democrazie più avanzate la tecnologia consente di informare adeguatamente gli elettori su candidature e programmi, alleanze e strategie, o di seguire dialettica e schermaglie tipiche del periodo che precede il voto. Televisione, radio, giornali, siti internet e social hanno ormai una funzione che va ben oltre la supplenza della classica oratoria o della classica adunanza pubblica. In definitiva, niente impedisce ai calabresi di tornare ad esprimersi. E soprattutto, niente ci si deve inventare perchè questo non accada.

Francesco Sibilla

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