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Elezioni regionali, evapora l’alleanza tra Pd e M5S?

La data del voto, l’alleanza Pd-Cinquestelle che sembra evaporare, le intenzioni di Oliverio, l’indecisione nel centrodestra sul nome del candidato alla presidenza. Il terremoto delle elezioni regionali in Umbria è un’onda che si propaga per 600 chilometri e fa sentire i suoi effetti anche in Calabria, rimescolando le carte e rendendo ancora più ingarbugliata la matassa di una sfida già di per sé incerta. La batosta subìta da Bianconi in Umbria allontana quasi irrimediabilmente la possibilità di un’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle, che ora appare davvero remota. Ieri, Di Maio ha parlato di esperimento che non ha funzionato e di strada non più praticabile ma se Pd, per giunta al netto degli oliveriani, e Cinquestelle andassero ciascuno per la sua strada le quote dei pronostici sulla vittoria del centrodestra diventerebbero bassissime, anche perché né Di Maio, né Zingaretti sembrano molkto interessati alle sorti della nostra regione. Intanto, ancora non si sa quando i calabresi andranno alle urne: dettaglio non da poco per entrambe le coalizioni, e l’impressione è che il presidente Oliverio stia calcolando non solo come usarlo a suo favore, il che è legittimo, ma anche contro il centrosinistra che non lo ha voluto ricandidare. La data più probabile resta quella del 26 gennaio 2020, giorno in cui andrà al voto l’Emilia Romagna, ma non è da escludere un anticipo a dicembre, ultima data utile il 15, anche se per andare al voto prima di Natale il decreto dovrebbe arrivare a brevissimo. Ed in fondo, proprio quella è l’intenzione di Oliverio: il voto tra un mese e mezzo manderebbe nel panico Pd e Cinquestelle, che avrebbero pochissimo tempo per organizzarsi. Prima, facendo buon viso a cattivo gioco, hanno dovuto attendere l’esito del voto in Umbria e non hanno chiuso sul nome di Pippo Callipo, che sembrava in dirittura d’arrivo, ed ora, dopo il catastrofico esito di domenica scorsa, non hanno né accordo, né candidato. L’unica certezza è il no del Pd ad Oliverio, ribadito ieri dal commissario, Stefano Graziano, e rafforzato stamattina anche dai renziani di Italia viva, e pronunciato dal coordinatore nazionale, Ettore Rosato. La situazione resta incerta e confusa anche nel centrodestra, anche se l’inerzia del momento non sembra contrastabile: dopo aver fatto man bassa in Abruzzo, Piemonte, Sardegna, Basilicata ed Umbria è difficile immaginare un esito diverso in Calabria, dove però ancora è irrisolta la questione del candidato alla presidenza. La nomination di Mario Occhiuto in questo momento è debolissima, specie dopo la dichiarazione di dissesto del comune di Cosenza da parte della Corte dei Conti e la nuova richiesta di rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Passepartout”. Il boom della Lega in Umbria e le stesse parole di Berlusconi sul doppio esame degli avvocati del partito, cioè i suoi, circa la posizione del sindaco di Cosenza non depongono a suo favore. La Lega non sembra interessata a rivendicare per sé la candidatura e Fratelli d’Italia punta dichiaratamente a Marche e Puglia. Ma sia Salvini che la Meloni in questo momento possono fare la voce grossa ed avere un grande potere di veto. Ieri sera, a ‘Porta a porta’, parlando di Occhiuto, Tajani ha usato il condizionale. Il senatore Mangialavori ed il sindaco di Catanzaro, Abramo, hanno sempre il cellulare a portata di mano.

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