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Elezioni Regionali: il Pd scuote il tappeto, e il centrodestra che farà?

La proposta dei vertici nazionali del Pd di candidare Florindo Rubbettino, editore di Soveria Mannelli ed attuale consigliere comunale nell’amministrazione civica dello stesso comune guidata dal sindaco Leonardo Sirianni, è un forte scuotimento di tappeto per dire: noi apriamo una fase nuova, e gli ultimi cinque anni di amministrazione della Regione ce li lasciamo alle spalle. Quasi che Mario Oliverio, cinque anni fa, lo avessero scelto i marziani, così come l’ex capogruppo al Consiglio regionale Sebi Romeo e diversi altri. Il Pd tenta una mossa politica audace, finalizzata a scompigliare il quadro politico. E lo fa tenendo un filo di comunicazione con i 5Stelle, oltre che immaginando di chiudere in maniera facile la partita con la gestione della Regione ancora in atto. Un centrodestra tuttora impantanato nella scelta del candidato a presidente non commenta, non cerca, almeno allo stato, di disinnescare l’azione mediatica del partito di Zingaretti, non chiede a Florindo Rubbettino che cosa egli pensi dell’esperienza di Mario Oliverio alla Regione. Se il centrodestra incalzasse il Pd su questi argomenti, molto probabilmente creerebbe difficoltà politiche serie al gruppo dirigente regionale dei democratici e non solo. La parentesi Oliverio e Oliverio-Adamo-Bossio non la si può chiudere così facilmente! Per un altro verso, il gioco di rimessa del Pd crea anche un problema grosso all’alleanza di centrodestra che, almeno all’esterno, appare ancora troppo immersa nella palude politica del dialogo con pezzi di sistema più o meno consumati, più o meno ripresentabili, più o meno spendibili, più o meno recuperabili. Facendo questo ragionamento non si vogliono certo proporre riflessioni sulle persone in quanto tali, ma solo far presente che se anche il centrodestra calabrese vuole piantare un paletto di non ritorno sulla storia della politica calabrese di questi ultimi decenni, non può lasciare intendere che si stia ancora a rimuginare su personalità che hanno già dato. Come spiegare ai Calabresi che la loro regione è, da un lato, ancora carica di emergenze drammatiche irrisolte, mentre dall’altro si perde tempo a capire a chi e a quanti consegnare il lasciapassare per il futuro dopo un passato politico-amministrativo complessivamente non glorioso, non esaltante, non risolutivo! In parole povere: vista la scelta del Pd, che comunque andrebbe adeguatamente contrastata sul piano politico, il centrodestra vuole procedere con lo sguardo rivolto al passato o al futuro? Vuole il centrodestra calabrese far capire a tutti, e diciamo a tutti inserendo anche poteri forti di varia natura, che si è aperta una fase davvero nuova? O il centrodestra immagina che, essendo probabile una vittoria, potrà consentirsi troppi lussi? Né, si potrà negare, che proprio la potenziale facile giocata vincente dovrebbe ancor di più sollecitare l’avvio di una potente azione di generalizzato, reale e concreto rinnovamento.

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