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Elezioni Regionali in Calabria: è l’ora del piccone (VIDEO)

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L’ultima picconata nei confronti di Mario Occhiuto è definitiva. Perchè ad infliggerla è Matteo Salvini, due volte nella stessa giornata, la mattina alla radio, di sera in diretta televisiva: il leader del Carroccio dice di non volere candidati con indagini o processi a carico, e chiude anche l’ultimo spiraglio lasciato aperto dagli iper-ottimisti, che speravano in un passo indietro per allargare la coalizione di centrodestra. Invece la Lega non appoggerà il sindaco di Cosenza, e Salvini è convinto che il voto in Umbria e Calabria premierà le scelte fatte a via Bellerio e rivelerà il basso gradimento degli italiani nei confronti del governo giallorossa.

Intanto, nel Pd calabrese che ha sposato la linea zingarettiana, accettando l’alleanza col M5S a Roma e non chiudendo alla possibilità di un’intesa per le regionali, cominciano ad affiorare i primi malumori. Perchè dopo aver chiuso la parentesi Oliverio, finora non se n’è aperta una alternativa e discontinua, e così sono proprio i big del partito, dal deputato Antonio Viscomi al presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, oltre ad altri esponenti di peso a Palazzo Campanella, a far trapelare impazienza mista a stizza per il ritardo col quale si fa partire la nuova proposta per tentare di non perdere la guida della Regione. I rappresentanti di punta del Pd calabrese guardano con sospetto alla possibilità di un’intesa col Movimento Cinquestelle: del resto, se dal Nazareno continuano a credere che non vi siano altre strade, e che alla fine un accordo su un candidato comune alla fine verrà comunque trovato, non passa giorno senza che dal versante opposto qualcuno non spenda parole che mettono in dubbio il compromesso. E non si tratta solo di Morra e Ferrara, o della base che si è sempre espressa in maniera fermamente contraria ad un accordo col Pd, ma anche di Di Maio, che da una settimana, cioè dopo aver incontrato Zingaretti, Umbria a parte continua a non dare nulla per scontato. E questo può significare solo che il M5S chiede per sé la candidatura alla presidenza dell’eventuale alleanza col Pd, ma sia a Roma che a Lamezia Terme sanno che una scelta del genere sarebbe uno smacco che i dirigenti calabresi vivrebbero con sofferenza, e che questo potrebbe perfino avvantaggiare la campagna acquisti di Italia viva di Renzi. Insomma, il ristagno e l’incertezza stanno logorando i democratici calabresi che non vogliono più Oliverio, e che si sentono ridimensionati dalla prospettiva di dover attendere l’esito del voto in Umbria prima di ottenere un po’ di chiarezza e di conoscere, finalmente, le decisioni sulle iniziative da assumere in Calabria.

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