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Elezioni regionali: l’unica certezza? L’assenza di certezze!

L’unica certezza per le prossime elezioni regionali in Calabria, al momento, è che non vi sono certezze. Non ve ne sono sulla data, né sui candidati alla presidenza, e tanto meno sulla composizione delle griglie che riguardano le coalizioni. Si va avanti tra veti diretti ed incrociati, dispetti, trattative frenetiche, contrapposizioni interne, avvelenamento di pozzi. Aria irrespirabile nel centrosinistra, terremotato dalla pervicacia di Mario Oliverio, che non solo non molla ma intende continuare a dettare legge, in tutti i sensi. E da ieri è piombato in pieno caos anche il centrodestra, dopo che Salvini ha picconato la candidatura di Mario Occhiuto, peraltro mai ufficializzata sebbene il sindaco di Cosenza da due mesi agisca e si muova da candidato a tutti gli effetti. Ma ieri Salvini, a precisa richiesta, ha fatto il suo nome solo per dire che è uno dei candidati, e subito dopo ha tracciato un identikit, un candidato libero, svincolato dai partiti, nuovo e che non viene imposto da un partito, che azzera o quasi le possibilità di appoggiare la candidatura del sindaco di Cosenza. Anche sul palco del teatro Morelli, dove Occhiuto, guarda caso, non c’era Salvini non è stato più conciliante: quasi mai ha pronunciato la parola centrodestra, ha parlato di necessaria discontinuità col passato, ha aggiunto che la Lega starà con chi condivide il suo progetto e soprattutto ha sottolineato che bisogna guardare avanti. Il nome è l’ultima preoccupazione, ha detto il leader della Lega, il che autorizza a credere che nella cena romana di una settimana fa sia stato evasivo, forse freddo di fronte alla probabile richiesta di chiarimenti ed appoggio da parte di Occhiuto. Non c’è da sorprendersi: in fondo, è la stessa strategia di logoramento che il leader leghista sta adottando nei confronti di Forza Italia a livello nazionale.

A centrosinistra, se possibile, la situazione è ancora più corrosa. Oliverio, allevato ai tempi della prima repubblica, sa bene come sfibrare gli avversari, che sulla carta sarebbero suoi alleati, anzi, compagni di partito. Prima ha mostrato i muscoli, schierando a sua difesa un esercito di amministratori locali ma siccome il Pd, dopo aver tergiversato sperando che facesse un passo indietro, alla fine gli ha chiaramente detto che non lo ricandiderà ha convocato per il 20 ottobre le primarie per autoinvestirsi e, forte dell’appoggio anche del Consiglio regionale, ora punta al voto nella prima metà di dicembre, nel tentativo per nulla nascosto di boicottare le già scarse possibilità di accordo fra Pd e M5S, che già hanno i loro problemi nel tentativo di trovare una sintonia. Il Pd, a dire il vero, è più che disponibile, come già accaduto in Umbria, tanto che non avrebbe problemi nel dare il via libera ad un candidato di espressione pentastellata per la presidenza. Ieri sera, tutti i 128 parlamentari calabresi si sono ritrovati alla Camera per stilare una lista ristretta di nomi da sottoporre a Luigi Di Maio, che sta seguendo personalmente la questione delle candidature nelle tre regioni chiamate al voto nei prossimi mesi. Salgono le quotazioni di Pippo Callipo, che dopo l’iniziale ritrosia sembra ora propenso ad accettare l’investitura, a nove anni di distanza dall’esperienza di “Io resto in Calabria”. Altro nome caldo è quello del presidente dell’Associazione medici per l’ambiente, Ferdinando Laghi. Ma l’incognita vera è rappresentata dalla contrarietà di esponenti di peso del movimento, da Laura Ferrara a Nicola Morra, alla sottosegretaria Anna Laura Orrico, che nutrono riserve rispetto al Pd calabrese. Fare previsioni, in un campo come nell’altro, al momento è quasi impossibile.

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